Pd, parte la corsa alla segreteria. Marini: “Persa tutta la credibilità”

"La Stampa" del 21 aprile 2013

Sconosciuto ( 21 aprile 2013 )

"Bersani assicura che non andrà «all’estero» ma, con le dimissioni sue e della segreteria, il Pd apre il congresso anticipato che porterà ad un nuovo leader. I renziani rivendicano il timone, mentre da sinistra Barca e Vendola lanciano la loro Opa sul partito..."

Pd, parte la corsa alla segreteria. Marini: “Persa tutta la credibilità”
E la Bindi dice no a Letta premier


Opa ostile di Barca e Vendola. E i renziani chiedono il timone


Bersani assicura che non andrà «all’estero» ma, con le dimissioni sue e della segreteria, il Pd apre il congresso anticipato che porterà ad un nuovo leader. I renziani rivendicano il timone, mentre da sinistra Barca e Vendola lanciano la loro Opa sul partito.



La resa dei conti in casa democratica è solo all’inizio. Franco Marini, silurato dai franchi tiratori nella corsa al Colle, non nasconde l’amarezza: «Il Pd deve recuperare credibilità, l’ha persa tutta e non so come ci si possa sedere accanto a interlocutori e leggergli negli occhi». Intervistato da Lucia Annunziata a “In mezz’ora”, l’ex segretario Cisl nega di voler lasciare il Pd: resterà nel partito? «Sì», risponde, «io sono uno di quelli che dal ’95 ha fatto la scelta del centrosinistra». Il partito «ora forse è al passaggio più difficile», deve recuperare credibilità. Quanto accaduto è «volgare e ingiusto».



Nel Pd si guarda anche al governissimo. In pole per guidare il nuovo esecutivo ci sono Amato ed Enrico Letta. Ma su quest’ultimo arriva l’altolà di Rosy Bindi, presidente dimissionaria del partito: «Ho grande stima di Enrico e credo che sarebbe molto capace, ma non è certo questo il momento». La verità è che la guerra intestina degli ultimi giorni, ammettono in molti, «ha fatto implodere il Pd». E il rischio che si paventa è che il Pd si spacchi in due, se non addirittura in tre, dopo che l’endorsement di Vendola e Barca per Rodotà viene unanimamente interpretato come l’avvio dell’Opa ostile sul Pd.



Ieri l’ultimo giorno di Bersani da segretario è finito nella commozione in cui il leader si è sciolto subito dopo la rielezione di Giorgio Napolitano, per il quale il segretario si è speso dopo gli insuccessi per portare al Colle Franco Marini e Romano Prodi. L’ex leader ha lasciato il testimone al vice, Enrico Letta, che però difficilmente guiderà, da solo, il partito fino al congresso. Sia perché, nonostante le smentite, Letta è dai più indicato come esponente di un futuro governo del presidente. Sia perché in un partito del “tutti contro tutti” nessuno si fida più di nessuno, tantomeno del vice che per mesi ha sostenuto con lealtà le scelte del leader. «Basta con i soliti noti che fanno i soliti errori», sentenziava ieri Giuseppe Fioroni, che chiede una gestione collegiale.



Ora si dovrà vedere quanto profonda è la ferita aperta nel partito. «Dentro il Pd c’è da fare una grande pulizia», sospira Letta, sperando che basti a non fare dissolvere il partito. Ma i più giurano che il Pd si spaccherà e l’assaggio si avrà sulla fiducia al governo di larghe intese. Con molto sospetto, infatti, si guarda dentro il Pd alle mosse di Nichi Vendola sul “cantiere” della sinistra. E al sostegno di Fabrizio Barca pro Rodotà. Al nuovo partito di Barca sembra guardare il sindaco di Bari Michele Emiliano, alcuni esponenti della sinistra Pd ma, almeno per oggi, non i “giovani turchi” che puntano piuttosto alla scalata al vertice del partito in vista del congresso.



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