L’arma delle dimissioni

"La Stampa" del 23 aprile 2013

Mario Calabresi ( 23 aprile 2013 )

"Il discorso con cui Giorgio Napolitano ha aperto il suo secondo mandato ha la forza straordinaria per ricomporre la frattura tra i cittadini e il Palazzo, per rompere la contrapposizione tra la piazza e le Istituzioni..."

L’arma delle dimissioni


Il discorso con cui Giorgio Napolitano ha aperto il suo secondo mandato ha la forza straordinaria per ricomporre la frattura tra i cittadini e il Palazzo, per rompere la contrapposizione tra la piazza e le Istituzioni.



A chi voleva leggere la rielezione come segno di continuità, il Presidente ha detto con estrema chiarezza che non ha accettato «l’ulteriore carico di responsabilità» per salvare questa classe politica, ma al contrario «per far uscire le Istituzioni dallo stallo fatale». Stallo in cui siamo finiti proprio per «le chiusure, le omissioni, i guasti e le irresponsabilità» dei partiti. Quei partiti di cui ha ricordato le colpe nel diffondersi della corruzione e nelle mancate riforme, gettate al vento nell’ultimo anno.



L’uomo che entrò in Parlamento quasi 60 anni fa, giovanissimo deputato, è stato capace di parlare con la voce e la tensione al cambiamento degli italiani di oggi. Ma perché questo avvenga non basta invocare il nuovo a parole ma bisogna «misurarsi con i fatti reali» dando vita a programmi di governo. Uno sforzo a cui tutti devono offrire il loro contributo per soluzioni condivise ai problemi più urgenti.



A chi pensasse ancora di giocare con il tempo e la pazienza dei cittadini, il Presidente che ha rinunciato a tornare alla serenità della vita privata, ha spiegato che «non esiterà a trarne le conseguenze». Perché ora ha un’arma in più. Un’arma finale: le dimissioni.




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