Letta fissa tempi certi per le riforme

"La Stampa" del 6 giugno 2013

Ugo Magri ( 06 giugno 2013 )

"Oggi il ddl costituzionale con una “clausola” per arrivare all’obiettivo: “Possiamo durare tutta la legislatura”..."

Letta fissa tempi certi per le riforme


Oggi il ddl costituzionale con una “clausola” per arrivare all’obiettivo: “Possiamo durare tutta
la legislatura”



Letta non intende regalare un giorno di più alla polemica di quanti, Renzi in testa, temono che sulle riforme il governo la tiri per le lunghe. «Da Roma arrivano discussioni alte, importanti, ma spesso lontane dalla vita di tutti i giorni», attacca il sindaco di Firenze. Per tutta risposta il governo anticipa a oggi il varo (previsto per domani) del traghetto verso la Terza Repubblica: un ddl costituzionale che fisserà tempi e modi della transizione. Dopodiché la palla passerà al Parlamento, e nessuno potrà più accusare l’esecutivo di avere menato il can per l’aia... Sempre nell’intento di allontanare il rischio dell’inconcludenza, la proposta conterrà una «clausola salva-tempo». Cioè un congegno per obbligare le Camere a prendere delle decisioni, su cui si pronunceranno gli elettori tramite referendum.


Il congegno si fonda su un calendario parecchio esigente, praticamente un crono-programma. Il Comitato dei Quaranta (20 deputati e 20 senatori) avrà 4 mesi di tempo per esaurire i lavori. Tre mesi verranno concessi a ciascun ramo del Parlamento per pronunciarsi in prima lettura. E per il secondo giro non sarà più necessario far trascorrere 3 mesi di riflessione, uno sarà sufficiente. Qui scatterà, nelle previsioni del governo, la «clausola salva-tempo». Nel senso che i Presidenti delle Camere dovranno garantire il rispetto delle scadenze con tutte le armi previste nei Regolamenti parlamentari. Esempio: se dopo 4 mesi i Quaranta non avranno trovato un’intesa, succederà che il pomo della discordia sarà messo ai voti e si procederà comunque. Idem in Aula.

L’unico modo per impedire che al termine dei diciotto mesi si arrivi a definire un testo è che qualcuno faccia saltare il banco e si torni alle urne. Ma è proprio su questo spauracchio che Letta fa leva: «O si conclude entro un anno e mezzo, o ne trarremo le conseguenze...». In serata però, ospite di Lilli Gruber, Letta si lascia andare all’ottimismo: «Il governo potrebbe anche durare per tutta la legislatura».



Decisivo, per guadagnare settimane preziose, risulterà il lavoro degli esperti governativi nominati martedì, cui si aggiungono sul piano operativo i due consiglieri scelti da Quagliariello: Antonini e Calderisi, quest’ultimo grande conoscitore di machiavelli elettorali. Non sarà facile far marciare l’esercito di «saggi» nella stessa direzione. Dei tre che si sono sbilanciati ieri (Ceccanti, D’Onofrio, Clementi), il primo ha spezzato una lancia per il modello francese, il secondo per il cancellierato alla tedesca e il terzo ha suggerito di eliminare intanto il doppione Camera-Senato. Particolarmente attivo, in questa fase, è il fronte presidenzialista. A costo di renderne la causa impopolare a sinistra, Berlusconi ribadisce la preferenza per un sistema che renda il popolo protagonista della scelta, magari nella speranza che cada su di lui: «Sarei un Presidente-duce, sostiene Grillo? Dice un sacco di sciocchezze...»). La propensione berlusconiana è autentica e non tanto per dire, garantiscono Gasparri, Cicchitto, Bonaiuti. Sul versante Pd viene allo scoperto un gruppo di deputati semi-presidenzialisti guidato da Peluffo, che presenta una proposta di legge comprensiva di gaffe: vi si prevede che, una volta approvata la riforma, Napolitano toglierà il disturbo entro 70 giorni, praticamente uno sfratto. E a proposito di Napolitano: nel pomeriggio riceverà sul Colle il premier Letta, il suo braccio destro per le Riforme Quagliariello, nonché tutti gli esperti governativi. Che cosa si debbono attendere dal Presidente? Un caldo incoraggiamento a valutare pro e contro di ogni scelta. Direttive su come rifare la Carta repubblicana, quelle no di certo. In una lettera all’«Unità», Napolitano precisa di non volersi far trascinare nella contesa, sebbene le sue riserve sul presidenzialismo siano ben note da anni.



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