Le tasse e il test dei negozi

"La Stampa" del 6 luglio 2013

Paolo Baroni ( 06 luglio 2013 )

"La rata dell’Imu congelata a giugno vale un paio di scarpe, un pantalone ed una camicetta?..."

Le tasse e il test dei negozi


La rata dell’Imu congelata a giugno vale un paio di scarpe, un pantalone ed una camicetta? Da oggi partono le svendite nella stragrande maggioranza delle città e per il governo arriva il primo test sull’efficacia delle sue politiche economiche. Per molti negozianti, invece, è un po’ la prova del nove. Della serie «o la va o la spacca»: dopo mesi e mesi di affanno e fatturati in caduta libera, o si vende almeno un poco questo giro, oppure si chiude. In gioco con la tornata di vendite ribassate che si apre oggi c’è infatti una quota che in media arriva al 30 per cento del fatturato annuale dei negozi.

Ma la scommessa oggi è innanzitutto capire se la mossa di rinviare la rata dell’Imu di giugno, oltre a lasciare per qualche mese qualche soldo in più nelle tasche degli italiani, è servita o meno a ripristinare un briciolo di fiducia nelle famiglie. Che poi altro non è che il carburante indispensabile per far marciare (o ripartire) i consumi di un Paese.


Tutte le previsioni, anche quelle dell’ultima ora, rivelano che questa estate non andrà bene: a seconda delle stime assisteremo ad un nuovo calo delle vendite, nell’ordine del 10% o addirittura 20%. Ed anche la spesa media degli italiani non dovrebbe andare oltre gli 80-100 euro a famiglia.


Come dire, compreremo un paio di scarpe e uno o due capi d’abbigliamento, ma non certo di quelli importanti. Se questo fosse davvero l’esito finale di questa stagione di saldi sarebbe poca cosa per segnare una svolta.


Di contro, proprio perché le attese sono queste, quella fetta di italiani che non ha problemi a far quadrare i conti del mese potrà approfittare di tanti buoni affari, grazie a prezzi che potrebbero scendere addirittura anche del 50-70% rispetto ai prezzi iniziali.


Il test che inizia oggi è dunque interessante per capire se ha senso o meno insistere sull’azzeramento delle imposte sulla prima casa, come fa da settimane con grande determinazione tutto il Pdl, oppure è meglio cambiar strada. Come sostiene il Fondo monetario, ma non solo.


Il dibattito è aperto: molti sostengono di no, che sono altre le tasse da ridurre (in primis quelle sul lavoro). E certamente sono più «produttivi» bonus fiscali come quelli appena rifinanziati che dovrebbero far ripartire le vendite di mobili ed elettrodomestici. I più critici aggiungono poi che il rinvio dei pagamenti di tre mesi – da giugno a fine agosto – dell’imposta sugli immobili non è assolutamente servito ad infrangere quel senso di grande incertezza degli italiani verso il futuro, fattore questo che rappresenta la vera barriera che impedisce la ripresa dei consumi. Che, come confermano i dati Istat di ieri, non solo continuano a calare ma per la prima volta da tempo, intaccano addirittura le vendite di pane e pasta.


Ovviamente i fautori della manovra-Imu sostengono esattamente l’opposto, convinti che meno tasse (queste tasse, innanzitutto, che hanno depresso il settore immobiliare e quindi tutta l’economia) possano comunque servire a risollevare il Paese.

Se non ci sarà l’inversione tanto attesa, non solo occorrerà meditare sulle prossime mosse di politica fiscale ed economica, ma soprattutto si apriranno scenari ancora più foschi per un settore, quello del commercio, ancora centrale per la nostra economia. I dati di questo comparto sono tragici, né più né meno di quelli riferiti al comparto industriale. Tra il 2008 ed il 2013 sono state infatti 224 mila le attività che hanno chiuso i battenti, pari ad una media di circa 120 negozi al giorno. In tutto sono 446 mila i posti persi, 669 mila se si considerano anche l’indotto. Il rischio è che continui la discesa che nei primi quattro mesi del 2013, stando ai rilevamenti dell’Osservatorio Confesercenti, ha visto aprire un solo negozio ogni tre che cessavano l’attività: appena 8 mila contro i 21.000 chiusi.

C’è da augurarsi che i sondaggi sbaglino, o che il governo trovi davvero il modo di varare una terapia choc per la nostra economia.

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