Su Alfano un’inutile sceneggiata

"La Stampa" del 18 luglio 2013

Marcello Sorgi ( 18 luglio 2013 )

"Cominciata da due giorni, e destinata a durare fino a venerdì, la finta battaglia per le dimissioni di Alfano difficilmente si concluderà con la sua uscita dal Viminale. È in corso una grande e maldestra sceneggiata, che non porterà a nulla..."

Su Alfano un’inutile sceneggiata


Cominciata da due giorni, e destinata a durare fino a venerdì, la finta battaglia per le dimissioni di Alfano difficilmente si concluderà con la sua uscita dal Viminale. È in corso una grande e maldestra sceneggiata, che non porterà a nulla. Malgrado la posizione del ministro si sia appesantita, ieri - dopo che il suo ex capo di gabinetto Procaccini aveva smentito (salvo poi ripensarci) la ricostruzione dei fatti illustrata in Parlamento, affermando di aver avvertito Alfano della delicatezza del caso Shalabayeva, e di non aver agito a sua insaputa - il Pdl ha rifiutato lo scambio, proposto dal Pd, tra il ritiro della mozione di sfiducia Sel-M5s e la rimessione delle deleghe da parte dello stesso Alfano, che in quest’ipotesi salomonica avrebbe potuto tuttavia mantenere la vicepresidenza del consiglio.



In realtà è emerso chiaramente che nessuna delle parti in causa ha voglia di andare fino in fondo, con il rischio di provocare una crisi di governo senza alternative a portata di mano. Primi tra tutti Vendola e Grillo, che non a caso hanno chiesto che la mozione di sfiducia sia votata al Senato e non alla Camera, dove sarebbe stato più facile per loro farla passare con l’aiuto anche solo di una parte del Pd.


Renzi, accusato a lungo di essere filoberlusconiano, a sorpresa s’è schierato con loro, per accelerare la sua campagna precongressuale. Usando Alfano, punta infatti a recuperare consensi nella sinistra del partito, stanca del forzato accordo con il Pdl. Quanto a Epifani, dopo la brutta figura della sospensione dei lavori parlamentari su richiesta di Berlusconi e contro i giudici della Cassazione, sperava di cavarsela e non restare schiacciato tra governo e opposizioni facendo la mossa, come si suol dire, e alzando la voce alla vigilia, per poi chiudere rapidamente tutto il giorno dopo, senza mettere a rischio il governo. Gli è andata male e il caso gli è di nuovo sfuggito di mano.



A destra Berlusconi ha difeso ancora una volta il suo pupillo Angelino, pur lasciando che i falchi del suo partito gongolassero, perché Alfano, che è il loro bersaglio, uscirà comunque acciaccato dalla vicenda. Tra le due ali più radicali del centrosinistra e del centrodestra si è incredibilmente stabilita, in questo modo, un’inedita alleanza di fatto, puntata contro le larghe intese. Non riusciranno a farle saltare, anche perchè non lo vogliono, ma a logorarle ancora, questo sì.



Alla fine, com’è ovvio, la difesa dell’esecutivo toccherà a Letta. Non sarà particolarmente difficile salvarlo, vista la confusione con cui è stato cinto d’assedio, ma neppure una passeggiata. In missione a Londra, il presidente del consiglio ha fatto sapere che venerdì sarà al Senato accanto al suo vicepresidente: chiaro segno di solidarietà, indispensabile, dopo l’eloquente solitudine di Alfano lunedì nelle aule parlamentari e la gelida accoglienza al suo discorso fatta dai parlamentari Democrat.



Il governo, neanche a dirlo, quando prima del week-end il caso kazako in un modo o nell’altro si chiuderà, risulterà più ammaccato di prima. Si vede già adesso e se ne accorgono tutti: oltre agli elettori, stufi di questa pantomima, che a ogni occasione disertano le urne, qualche segnale pesante comincia a rivenire dai mercati, i cui indici e spreads sono tornati a salire pericolosamente verso il livello di guardia. Così l’ombra delle elezioni in autunno, con tutto il carico di inquietudine che si porta dietro, si allunga nuovamente sull’incerto inizio dell’estate politica italiana.



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