Un'immagine risollevata

"Corriere della Sera" del 18 settembre 2013

Gian Antonio Stella ( 19 settembre 2013 )

"«È più facile disintegrare un atomo che un pregiudizio», diceva Albert Einstein che da ebreo i pregiudizi li aveva provati sulla sua pelle. Sarebbe insensato illuderci: non basterà forse il figurone del raddrizzamento al Giglio della Costa Concordia, nel quale noi italiani abbiamo avuto un ruolo straordinario, per raddrizzare del tutto la figuraccia di quel naufragio in «quel» modo. Ma certo stavolta abbiamo dato il meglio...."


Un'immagine risollevata


«È più facile disintegrare un atomo che un pregiudizio», diceva Albert Einstein che da ebreo i pregiudizi li aveva provati sulla sua pelle. Sarebbe insensato illuderci: non basterà forse il figurone del raddrizzamento al Giglio della Costa Concordia, nel quale noi italiani abbiamo avuto un ruolo straordinario, per raddrizzare del tutto la figuraccia di quel naufragio in «quel» modo. Ma certo stavolta abbiamo dato il meglio.

Per mesi e mesi l'errore imperdonabile di Francesco Schettino e la sua fuga dalle responsabilità, randellata a brutto muso («torni a bordo, cazzo!») dal comandante della Capitaneria Gregorio De Falco, aveva pesato sull'immagine internazionale dell'Italia. Basti ricordare il velenoso commento pubblicato online dallo Spiegel («Mano sul cuore, vi sorprendete che il capitano fosse un italiano?») che tracimava di stereotipi insultanti e s'avventurava a chiedersi se avesse senso «ignorare la psicologia dei popoli» mettendo «insieme culture economiche così diverse nella camicia di forza della moneta unica». Una tesi assurda prima ancora che offensiva. E respinta da tantissimi tedeschi che mai si sognerebbero di rovesciare su di noi tanti insopportabili luoghi comuni.

Non era un giorno qualsiasi, quel 13 gennaio 2012. La mattina Standard & Poor's aveva declassato di due gradini il rating dell'Italia da A a BBB+, lo spread con i Bund tedeschi era tornato su a 488 punti, Milano aveva chiuso per l'ennesima volta peggio delle altre Borse europee e mentre cadevano nuovi frammenti dal Colosseo era crollato perfino il titolo della Juve. L'immagine della gigantesca nave bianca che si spegneva su un fianco per colpa di chi la governava causando danni enormi alla bellissima isola del Giglio sembrò dunque la metafora dell'Italia. Non solo agli occhi degli stranieri. Ce lo ricorda il tormentone sul comandante. Col Pd che accusava il sindaco di Palermo di aver abbandonato la città «come Schettino» e la Padania che titolava «Monti come Schettino» e i ribelli che rinfacciavano a Di Pietro «di portare l'Idv sugli scogli come Schettino» e via così...

Per questo è un sollievo, oggi, salutare la formidabile impresa al Giglio, dove è stato strappato al mare un bastimento due volte e mezzo più grande del Titanic, come una nuova metafora. Quella di un Paese che, se vuole, può far cose apparentemente impossibili. Schierare uomini in gamba. Intelligenze scintillanti. Spirito di sacrificio. Forza di volontà. Capacità di scommettere su se stessi. Tutte virtù che abbiamo ma non sempre esercitiamo nella quotidianità. Verrebbe da dire nella scia di De Falco, perdonate il moccolo: «Possiamo farcela, cazzo!».

Certo, raddrizzare la situazione economica dopo tanti anni di malinconica deriva, dare respiro alle imprese, varare le riforme urgenti a partire dall'abolizione del bicameralismo perfetto, restituire una prospettiva ai giovani, rilanciare l'immagine ammaccata delle nostre ricchezze culturali, recuperare le energie immense del Sud troppo spesso abbandonato a se stesso e alle mafie, è più complicato che rimettere in asse una grande nave.

Ci sono momenti di morale basso, però, che possono cambiare di colpo. Basta un sussulto d'orgoglio, a volte, per rialzarsi e ripartire. Purché sia chiaro, l'hanno detto tra gli altri Gabrielli e Letta, che nessuno vince da solo. Che occorre fare squadra. Lavorare insieme. Spalancare l'Italia, come stavolta, alle migliori «teste» del pianeta pronte a lavorare con noi. E chissà che magari, fra tanti anni, non ricorderemo il recupero di ieri come il momento della svolta.



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