Immigrati "respinti" per fini elettorali

"Famiglia Cristiana" n. 20 del 17 maggio 2009

Beppe Del Colle ( 17 maggio 2009 )

Del Colle editorialista di punta di Famiglia Cristiana commenta il "respingimento".

di Beppe Del Colle


CLANDESTINI, IL GOVERNO ALZA IL TONO. IN VISTA DELLE ELEZIONI

IMMIGRATI "RESPINTI" PER FINI ELETTORALI

La politica del "respingimento", e proposte come quella di riservare ai milanesi posti sulla metropolitana, puntano sulla paura e la sicurezza e aumentano l’intolleranza.

Ci sono tre aspetti della questione immigrati con i quali occorre confrontarsi. Il primo è quello riguardante i cinque milioni di persone di origine straniera (di cui quattro milioni sono regolari e un milione irregolari) che vivono da anni in Italia, facendone un Paese già multietnico. La politica del Governo è volta a rendere la loro esistenza sempre più difficile mediante un "piano sicurezza" che colpisce in particolare i "clandestini"; non tenendo conto del fatto, accertato da indagini di organismi ecclesiali, che nove immigrati su dieci hanno trascorso all’inizio un periodo di clandestinità, o vi sono tornati almeno temporaneamente per la fine dei permessi di residenza.

Il secondo è quello che riguarda in particolare l’immigrazione clandestina dall’Africa, con le drammatiche vicende di questi giorni, con le operazioni di "respingimento" dei barconi carichi di uomini, donne, bambini. Per il ministro dell’Interno si tratta di "una svolta storica". In realtà è storia vecchia. Gli africani, prima li abbiamo schiavizzati per due o tre secoli, e quelli che morivano sulle terribili galere venivano sepolti nell’Atlantico (come quelli che scompaiono adesso nel Mediterraneo); poi per oltre un secolo li abbiamo colonizzati, per portargli via materie prime che servivano alla nostra industrializzazione; adesso non li vogliamo fra di noi, punto e basta. E l’Onu, le associazioni umanitarie, la stessa Chiesa dicano quello che vogliono.

Le norme internazionali sul diritto all’asilo sono carta straccia. Li rimandiamo in Libia, incuranti del fatto che Tripoli non ha mai riconosciuto la Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati; e del fatto che solo nel 2008 il 75 per cento di chi è giunto via mare in Italia ha chiesto asilo politico e che al 50 per cento di essi è stata concessa una forma di protezione internazionale. Dunque, prima di "respingerli" occorre almeno verificare questo diritto.

È appena uscito un libro-antologia, Fede, ragione, verità e amore (ed. Lindau, Torino), che raccoglie 37 scritti di varie epoche dell’attuale pontefice Benedetto XVI. Vi si legge questa frase: «Le società possono divenire cieche al diritto in vasti ambiti. Pensiamo alla cecità della società "cristiana" di fronte al problema della schiavitù durante l’età del primo colonialismo; pensiamo alla cecità che, sotto la pressione della propaganda, dilagò nella Germania nazionalsocialista e negli Stati retti a regime marxista. Per tale ragione i cristiani non devono facilmente abbandonare la società a sé stessa, (…) hanno il dovere di lottare per un diritto "giusto"».

Terzo punto, la politica. Quanto succede oggi è in funzione delle imminenti elezioni europee e amministrative e del referendum del 21 giugno. La maggioranza punta molto sulla paura e sulla sicurezza.

Nell’autunno scorso monsignor Nozza, direttore della Caritas, scrisse sull’Osservatore romano: «La politica è creazione di opinioni non tenute al guinzaglio dell’opinione corrente; è capacità e coraggio di influire sul giudizio politico dei cittadini; è azione capace di opera-re perché si determinino cambiamenti nell’opinione pubblica imperante», alla quale arrivano invece dalla politica «segnali contrari che – per mitigare le frustrazioni di chi vede riflesse nell’altro, nel diverso, le proprie insicurezze – alimentano un clima di paura e di intolleranza».




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