Lettini, creme e ombrelloni:la normalità diventa orrore

"Corriere della Sera" del 27 giugno 2015

Paolo Di Stefanogli ( 27 giugno 2015 )

"Mai come ieri, in un villaggio tunisino, il prima e il dopo, l’immediatamente prima e l’immediatamente dopo, sono stati così vicini e così distanti...."

Lettini, creme e ombrelloni:la normalità diventa orrore



Mai come ieri, in un villaggio tunisino, il prima e il dopo, l’immediatamente prima e l’immediatamente dopo, sono stati così vicini e così distanti. Un attimo prima: il sole, la crema, una bevanda di cedro o di palma, un libro, la corsetta sul bagnasciuga, insomma tutta la vitalità plurilingue e tutta la quiete che si possono immaginare in una spiaggia d’estate non proprio esotica ma neanche troppo familiare; pochi minuti dopo: il sangue, l’immobilità, la morte cruenta. Chissà se il maestro della simultaneità teatrale, Luca Ronconi, che nel 1933 nacque proprio a Sousse (o Susa) dove suo padre lavorava, avrebbe mai potuto immaginare questa collisione esplosiva di un prima e di un dopo, quasi una contemporaneità di vita e di morte, un tale slittamento fulmineo verso la catastrofe. Insomma, un prima e un dopo vicinissimi nel tempo e lontanissimi nella loro sostanza ontologica. Il prima si può facilmente immaginare, il dopo lo si può intravedere nelle foto scattate a tragedia compiuta. Teli gialli che lasciano scoperti i piedi di una donna, le unghie laccate bordò, una mano chiusa a pugno, la nuca rasata di un uomo, le sue dita. Gli stessi teli su cui per tutta la mattina quelle persone, vive, avevano chiesto al sole di fare il proprio dovere; ora questi stessi teli sono diventati sudari, utili a coprire l’orrore. Sotto-sopra, letteralmente. Poi ci sono pochi corpi seminudi ancora riversi sulla sabbia, solo un paio di materassini spostati, un cappello rovesciato, qualche indumento volato via. L’irruzione della strage non ha però sconvolto gli oggetti, le cose sono rimaste intatte come se nulla fosse accaduto: gli ombrelloni accoglienti di bambù conficcati nella sabbia bianca e fine, l’ombra è sempre ombra, la bottiglia d’acqua illesa, le T-shirt appese, le sdraio orientate quasi geometricamente nella stessa direzione voluta dal desiderio di un’abbronzatura come Dio comanda. Impassibili le palme sul fondo, così come lo scenario imponente degli albergoni a sei piani. Solo in apparenza - nel suo involucro di colori scintillanti, nelle tracce di abitudini lietamente o stancamente consumate fino a poco fa - il paradiso estivo è tale e quale a pochi minuti prima, ai depliant del resort Imperial, alle gallery invitanti esibite nel suo sito Internet.

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