Il giorno del giudizio

www.varesereport.it del 23 ottobre 2016

Roberto Molinari ( 01 novembre 2016 )

Questo mio contributo, che qui pubblico in maniera integrale, è stato pubblicato sia da varesereport, quotidiano online di Varese, che dalla Prealpina.

Il giorno del giudizio


Sembra che questo nostro Paese non riesca a cambiare. Una volta erano guelfi e ghibellini, comuni e signorie, giacobini e legittimisti, mazziniani e monarchici, bianchi e rossi, rossi e neri. Negli ultimi anni, dopo la fine della prima Repubblica, gli italiani si sono divisi tra berlusconiani e antiberlusconiani. Oggi, le ostilità passano tra renziani e antirenziani. Insomma, sembra che lo sport preferito sia quello del dividersi in opposte fazioni. Guardando le ultime settimane e osservando i talk show a me pare proprio che dei contenuti della riforma si interessino in pochi. Quello che sta più a cuore alle opposte tifoseria è portare la discussione sul “stai con Renzi o sei contro” e ritenere il 4 dicembre il giorno del “giudizio finale”.
Io penso che il Governo e il suo Presidente del Consiglio, chiunque siano, si debbano giudicare con le elezioni politiche e non col giochino di trasformare ogni appuntamento elettorale come il giorno del giudizio su di una persona.
Francamente non credo poi che un siffatto dibattito così impostato possa risultare utile per il Paese e credo che, invece, alla maggior parte dei nostri concittadini e dei giovani soprattutto, interessi capire i contenuti della riforma.
C'è molta faziosità, riconosciamolo, in giro, in questo momento. Si arriva a sostenere tesi ardite se non realmente false pur di dare addosso all'attuale maggioranza. Si sostiene che questo Parlamento non poteva approvare la riforma perché eletto con una legge elettorale giudicata illegittima dalla Corte Costituzionale dimenticando il fatto che quella stessa Corte, nella sua sentenza, ha scritto chiaramente che il Parlamento è totalmente nel pieno delle sue prerogative. Si sostiene che da troppi poteri al Capo del Governo quando non c'è un solo articolo del nuovo testo che modifica gli attuali. Si sente raccontare che riduce il Parlamento a mero esecutore del Governo, quando, nella realtà, per la prima volta, si introducono regole per evitare il continuo ricorso alla decretazione d'urgenza e si fanno norme a tutela della minoranza. Si dice che è stata “dettata” dai poteri forti, da J.P. Morgan, dagli Stati Uniti e dai diversi potentati economici che vogliono farci fare un passo indietro nella democrazia e colpire i lavoratori. Quest'ultima tesi poi è la più inquietante. Mi ricorda quello che diceva un”noto” italiano, anni fa, circa il “complotto demo-pluto-giudaico-massonico”. Già come se non fossero gli italiani a dover votare e non i potentati economici, ma d'altra parte questo è l'eterno vizio delle nostre estreme: “quando non hai argomenti buttala sempre nel complotto, qualcuno ti crederà”. Ha scritto di recente Carlo Fusaro “ Questa riforma non produrrà effetti taumaturgici né alcuna palingenesi. Altrettanto certamente ( anche in assenza di modifiche alla legge elettorale ) non produrrà alcun uomo solo al comando né un'altra Costituzione né alcuna verticalizzazione autoritaria del potere né le temibili incertezze che vengono preconizzate. Produrrà, con un buon grado di probabilità, istituzioni politiche ( un po' ) più reattive ed efficienti, governi ( un po') più stabili e meglio in grado di realizzare il loro programma, la possibilità certa di scelta da parte degli elettori, del partito, del programma e del leader da cui farsi o da cui non farsi governare, qualche inizio di semplificazione, qualche risparmio. E, in prospettiva, un sistema politico e istituzionale ( un po') più credibile. A me non sembra poco, anche se è lungi dall'essere tutto”.
Forse è opportuno discutere un po' meno di quello che non c'è scritto nella riforma e un po' di più di quanto è presente nel testo della Boschi. Io, per quanto mi riguarda, mi spendo per il si perché penso che dopo trenta anni di tentativi questo sia il massimo che con questo Parlamento e con questa classe politica si può fare.

Roberto Molinari
Assessore ai Servizi Sociali
Comune di Varese










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