Pensando al presente, pensando al futuro

"La Prealpina" del 19 dicembre 2016

Roberto Molinari ( 19 dicembre 2016 )

Mio contributo pubblicato oggi sul quotidiano cittadino in prima pagina

Pensando al presente, pensando al futuro

Ha scritto Iosif Brodskij “Contrariamente a quanto si crede di solito, la periferia non è il luogo in cui finisce il mondo, è proprio il luogo in cui il mondo si decanta.”
Varese non fugge a questa “profezia” anzi è in una posizione invidiabile. Lo è perché è città di confine, quindi porta di entrata ed uscita. Lo è perché è vicinissima alla capitale economica del Paese. Negli ultimi decenni, però, abbiamo visto la nostra capacità di innovare, produrre ricchezza e lavoro fermarsi. Abbiamo perso abitanti, abbiamo visto aumentare la popolazione anziana e diminuire i giovani e le famiglie con figli. E, fatto inconsueto, tutto il “pubblico” è divenuto la prima azienda della città. Non ho certo la presunzione di pensare che il declino si possa arrestare con la sola azione di una Amministrazione Comunale. Vorrei così provare a spendere qualche ragione a sostegno del cambiamento messo da noi in campo, sfruttando anche il mio ruolo privilegiato di osservatore che registra i mutamenti attraverso la percezione del “bisogno”, con due presupposti iniziali. Il primo. Da venti e più anni a Varese non vediamo un investimento privato significativo. Secondo, come divenire attrattivi per giovani, famiglie, giovani coppie e anche per gli anziani. E questo non è un ossimoro.
Primo tema. Varese vede arrivare e questa è una novità assoluta, una montagna di investimenti pubblici. Il comparto stazioni sarà risanato grazie ad un finanziamento da parte dello Stato; la Caserma Garibaldi, p.zza Repubblica e zona Teatro, grazie alla Regione Lombardia (e in parte ancora grazie allo Stato tramite il patto per la Lombardia ), vedrà un ulteriore iniezione di denaro pubblico che consentirà il recupero di una zona centralissima della città. Questi interventi, necessari sul piano urbanistico, hanno però un altro obiettivo più ambizioso. Sono strategici per spingere il privato a ritornare ad investire con risorse nuove e più consone all'economia avanzata di un città post-industriale.
Secondo. Come essere attrattivi per categorie apparentemente “concorrenziali” tra loro per bisogni. Pensare ad una città solo di anziani significa toglierle il futuro, ma pensare ad una città solo per giovani significa rompere ogni patto di solidarietà generazionale oltre che perdere una fetta di silver-economy. Oggi gli anziani tendono a spostarsi nei centri più serviti da mezzi pubblici, dove sono presenti in modo massiccio i servizi socio-sanitari e dove anche la sicurezza è più garantita perché non si pensa alla sola incolumità fisica, ma anche alla qualità della vita. Su questo Varese ha una sua storia che però non deve giustificare il veder calare l'attenzione nei confronti degli investimenti in questi settori e negli ambienti circostanti. Ma è sul piano dell'attrattività verso le nuove generazioni e verso le giovani coppie che si gioca la sfida più significativa.
C'è il tema del caro affitti, c'è il tema dell'eccessivo costo delle abitazioni ( guardare l'invenduto per crederci e i cartelli “affittasi” ), c'è il tema dei servizi per favorire le donne al lavoro, quindi quello dei servizi scolastici in generale e c'è il tema dei tempi della città perché anche questo è un problema legato ai processi di qualità di vita di una città moderna. E c'è il tema dell'offerta culturale che deve essere portata all'attenzione di chi è giovane e di chi vorrebbe venire a Varese, farci famiglia o portarla. Si perché è anche dall'offerta culturale che si può produrre ricchezza, posti di lavoro oltre che industria immateriale ed è, paradossalmente, elemento dirimente e distintivo nella scelta del vivere e di dove vivere rispetto al semplice abitare.
Queste che ho provato a mettere in fila non sono delle suggestioni, ma alcune delle linee di indirizzo su cui la nuova Amministrazione sta provando, con le difficoltà dei tempi e le ristrettezze di bilancio, a confrontarsi con la città ben sapendo che solo attraverso un approccio capace di stimolare tutti i soggetti, pubblici e privati, è possibile riattivare un circuito virtuoso in grado di smuovere la città capoluogo dalle secche di questi ultimi anni e farle recuperare anche quel ruolo di guida della Provincia che le compete e non solo per semplice richiamo alla tradizione “del bel tempo che fu”.

Roberto Molinari
Assessore ai Servizi Sociali
Comune di Varese






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