Se la Francia si suicida?

"La Prealpina" del 20 aprile 2017

Roberto Molinari ( 25 aprile 2017 )

Mio contributo pubblicato dal quotidiano locale

Se la Francia si suicida?

Mancano ormai pochi giorni al primo turno delle presidenziali francesi e, dopo il “suicidio” del partito socialista e “l'imbarazzante” mandato di Hollande, quattro candidati appaiono divisi da una manciata di voti.
Il sistema elettorale in uso oltralpe prevede che al secondo turno vadano solo i primi due candidati. In pochi voti di distanza sono racchiuse le speranze presidenziali di Marine Le Pen, Macron, Fillon e Mélenchon. Tutti e quattro rappresentano e possono rappresentare la fine o la continuazione del sogno europeo.
Tutti e quattro, tuttavia, rappresentano anche un possibile scenario, una possibile evoluzione politica nel nostro Paese e questo non per provincialismo della politica italiana, ma per l'effetto domino che, ormai, ogni elezione produce sui singoli paesi e il nostro è tra quelli, per debolezza attuale e per storia, tra i più esposti alle intemperie politiche che accadono nel vecchio continente.
Un adagio molto in voga in tempi di globalizzazione dice che il battito d'ali di una farfalla in Cina si trasforma in uragano in Brasile.
Probabilmente, con una distanza molto più ridotta, è quanto può accadere nelle prossime settimane in Europa ed in Italia.
La Le Pen e Mélenchon sono il populismo di destra e di sinistra, radicali che contestano l'Europa, che vogliono il ritorno alla sovranità nazionale e che propongono ricette economiche antiche. Ieri Trump diceva “First America”, loro dicono “prima la Francia”, si ma quale? Sono candidati che sono cresciuti non senza qualche ragione sulle paure, sulle delusioni, sulla perdita dei posti di lavoro e delle certezze di un welfare generoso che non regge più. La Le Pen ormai da diversi anni batte il terreno del divorzio dall'Europa, punta sul no all'immigrazione e sull'islamofobia. Mélenchon è un tribuno potente, che si rifà a Chavez, ultimo mito di una sinistra che non ha mai fatto i conti fino in fondo col mercato e la società capitalista.
Di contrasto il centrista Macron e Fillon, il gollista storico ( la destra perbene si direbbe, al di là degli scandali che lo hanno colpito ) sono, con qualche distinguo, europeisti, ma con ricette economiche diverse e con visioni estere un po' complesse e non proprio lineari. Fillon ad esempio ha un rapporto ambiguo con Putin e si sa, Putin, non è proprio un esempio di moderazione e di democrazia. Insomma, Macron col suo movimento pare essere quello che più può rappresentare una linea di continuità con la Francia che ha costruito l'Europa e, nello stesso tempo, essere il candidato di una Europa che deve cambiare, ma con moderazione e comunque continuare a camminare a braccetto della Germania. Ma, come scrivevo prima, un battito d'ali può portare anche ad un uragano. Così quello che succederà in Francia avrà immediate ripercussioni sul nostro Paese. Se vince la Le Pen Salvini che in questo ultimo periodo pare affaticato e aver già raggiunto il massimo dell'espansione elettorale, potrebbe riprendere forza, viceversa, arrestarsi definitivamente e forse anche essere superato dall'eterno Cavaliere. Se Mélenchon va al ballottaggio, la sinistra radicale, gli ex PD e tutta la nebulosa della sinistra ex qualcosa potrebbero finalmente decollare e tentare l'assalto a Renzi. Infine, se dovesse confermarsi Macron e vincere il ballottaggio, magari contro la Le Pen, allora sarebbe Renzi a trarre la spinta per lo sprint finale delle primarie, ma anche pensare ad un PD diverso e ad un quadro politico nuovo da proporre al Paese.
Dunque, domenica prossima, vedremo gli effetti anche in Italia di quello che un battito d'ali di una farfalla può provocare.

Roberto Molinari
Direzione P.le PD
Varese

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