E ora un nuovo inizio. Dopo i successi e gli errori

"La Prealpina" del 3 maggio 2017

Roberto Molinari ( 03 maggio 2017 )

Mio commento al dopo primarie

E ora un nuovo inizio. Dopo i successi e gli errori


Alle primarie del PD, smentendo diversi pronostici negativi, sono andate quasi 2 milioni di persone. In tempi di qualunquismo e gente eletta in parlamento con 26 voti su internet, non proprio un dato da buttare. Enfaticamente si potrebbe scrivere che la prova di democrazia è riuscita. Non solo. Gli elettori hanno risposto e hanno dato una indicazione precisa. Hanno votato in massa per Renzi percepito, nel bene o nel male, come l'unico leader capace di rappresentare una speranza di “governo” per il PD, per il centrosinistra e per il Paese.
Dunque, la democrazia e cioè la possibilità data alle persone, agli elettori di esprimersi, di scegliere ha legittimato Renzi con un mandato pieno.
Qui mi sento di fare una sottolineatura e qualche ragionamento in più. Con questa partecipazione alle primarie dei “democratici”, piaccia o no, anche il PD come partito cardine del sistema politico, ha ottenuto, dopo la scissione e dopo le polemiche degli ultimi mesi, la sua legittimazione a cercare di mantenere quel ruolo centrale che la “vocazione maggioritaria”, espressa fin dai tempi di Veltroni, gli assegnava. Ovviamente il risultato delle primarie e cioè l'alto numero di votanti e il risultato netto del vincitore sia pur significativi non sono la certezza di avere successo alle prossime elezioni politiche. Sono un mandato pieno ad una leadership forte e ad un partito, il PD, per costruire un percorso politico di risposta ai bisogni del Paese e favorire un allargamento dei confini elettorali dei “democrats” e del centrosinistra per poter vincere.
Ora, il segretario nazionale del PD, ha tre grosse responsabilità da affrontare partendo proprio dalla scommessa vinta con queste primarie. A leadership forte corrispondono regole di convivenza interne non eludibili. Chi vince non è il padrone, ma governa e ne ha il diritto pieno. Questo vuol dire discutere, scegliere e stare insieme nelle scelte facendosi carico anche delle ragioni degli altri. E la minoranza ha il diritto dovere di lavorare per poter divenire maggioranza domani.
Secondo, bisogna scommettere sullo strumento. Il PD è l'unico partito rimasto in questo Paese, per questa ragione viene attaccato quotidianamente da chi vuol distruggere la democrazia rappresentativa e per questo i suoi leaders hanno la responsabilità di fare proposte innovative sull'organizzazione politica per modernizzarla e farla realmente rappresentativa della società. Terzo, Renzi e il PD devono farsi carico, ora più che in passato, di una proposta capace di saldare la frattura sociale che angoscia il Paese, una frattura non certo nata col governo Renzi, ma frutto di decenni di problemi irrisolti e aggravata dalla crisi economica di questi anni. Questa è la risposta che il Paese si aspetta ora ed è l'unica vera soluzione all'antipolitica, al qualunquismo e ai sentimenti antieuropei che vagano per il continente. Insomma, se vogliamo riprendere in mano il futuro, il PD e il suo Segretario devono iniziare un nuovo percorso politico. Non un ripartire da dove è stato interrotto Renzi, ma un nuovo inizio, una nuova proposta nata dagli errori e dai successi. È una nuova scommessa, non per Renzi o per il PD, ma per il Paese.

Roberto Molinari
Direzione P.le PD Varese


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