La politica tra referendum continui e spinte bonapartistiche

"La Prealpina" del 7 luglio 2017

Roberto Molinari ( 07 luglio 2017 )

Mio contributo apparso oggi sul nostro quotidiano locale

La politica tra referendum continui e spinte bonapartistiche

Stiamo vivendo un tempo complesso, un tempo dove la politica non riesce più a dare le risposte che le competono, dove i leaders non hanno più la capacità di visione sul futuro e dove, a causa della crisi economica perdurante e risorse scarse e sempre più ridotte, si hanno più diseguaglianze e distanze inaccettabili tra chi è ricco e chi è povero.
Dunque la nostra è una stagione veramente difficile e lo è soprattutto per la politica in generale.
Prendiamo ad esempio due Paesi che sono in crisi, l'Italia e la Francia. Prendiamo due leaders come Macron e Renzi.
Sono due leaders molto simili. Giovani, pieni di forza, entrambi con l'ambizione di voler cambiare il proprio Paese, le Istituzioni del proprio Paese e vogliosi di rilanciare l'economia nazionale.
Su Renzi è in atto un referendum continuo. Su Macron inizierà a breve.
Ogni voto, dal referendum costituzionale ( perso ) alle elezioni amministrative è una sorta di referendum sulla persona Renzi e paradossalmente non sulla sua politica e sulle sue idee. Oso dire anche una eresia, sul suo carattere che, tra l'altro, non mi risulta essere una categoria politica.
Macron ha appena ottenuto una vittoria storica. Non solo perché in pochi mesi si è imposto come fenomeno politico mandando in soffitta ( almeno per ora ) i partiti storici francesi vincendo le presidenziali, ma anche perché ha costruito in poco tempo un partito, il suo, che ha saputo ottenere la maggioranza assoluta dei parlamentari dandogli la possibilità di mettere in campo tutte le riforme che ritiene necessarie per cambiare il Paese.
Si dirà che c'è molta personalizzazione nella politica che entrambi perseguono e anche nella loro idea di partito.
Vero. Ma è anche vero che da oltre venti anni è così in Italia e in Francia è il modello semi-presidenziale che spinge a questo tant'è che si parla di “monarchia repubblicana”.
Si potrebbe anche dire che oggi serve una politica capace di rappresentare di più i ceti popolari, quelli che sono gli sconfitti della globalizzazione e senza cui non si riesce più governare la Francia.
Vero anche questo tant'è che fino ad oggi l'unica risposta che sembra essere stata data dai sistemi politici democratici è il populismo, di destra e di sinistra.
Si dirà anche che la globalizzazione impone il taglio dei tempi della politica e l'abbandono dei lunghi processi di mediazione perché fanno perdere tempo nelle decisioni e non portano mai ad una scelta. In parte vero anche questo.
Insomma tutte cose vere e condivisibile, ma anche frutto di risposte che in questi ultimi venti anni la politica ha inteso dare alle domande che la globalizzazione pone e che hanno, tuttavia, prodotto solo il pendolare della politica. Un po' di qua e un po' di la.
La scelta di Macron di tenere la prima riunione del parlamento a Versailles è propria dello spirito della V Repubblica e delle tendenze “bonapartistiche” del personaggio e questo aggettivo in Francia non è propriamente negativo, ma questo non lo esimerà dall'essere sottoposto, appena incomincerà a tradurre il suo programma, ad un continuo referendum sulla sua persona, anche perché in Parlamento non ha opposizione e quindi se la troverà nella piazza.
Renzi da due anni è sulla graticola. Ha tentato la semplificazione del sistema politico istituzionale italiano e ha perso il referendum. Ha conquistato un partito due volte e ha subito la contestazione dei vecchi proprietari della “ditta” che da sempre lo ritengono un “usurpatore”, anzi, uno che è distante dalla cultura del PD. Ora siamo passati dall'epoca maggioritaria ad una proporzionale, ma con gli stessi partiti di prima.
Il tema è: Renzi è in grado di gestire un sistema politico in evoluzione, che non vuol cambiare, o meglio, che guarda al passato ( al proporzionale a tutto discapito della governabilità ) senza gli strumenti, ad esempio, che ha Macron? E senza quell'impalcatura istituzionale che ha la Francia?
Mancano pochi mesi ormai alle elezioni politiche e queste domande troveranno a breve sicuramente una risposta non fosse altro perché è il sistema Italia che lo chiede e il sistema Paese non è più in grado di reggere un referendum continuo sui suoi leaders politici.

Roberto Molinari
Direzione P.le PD
Varese



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