Noi varesini, loro migranti

www.rmfonline.it del 21 luglio 2017

Roberto Molinari ( 25 luglio 2017 )

Mio contributo pubblicato sul tema migranti dal settimanale rmfonline

“E tempo d’estate, è tempo di sbarchi”

E’ di qualche giorno fa la notizia che il Governo Gentiloni ha deciso di rinviare la presentazione al Senato della contestata legge “Ius Soli” perché anche all’interno della compagine di maggioranza i dubbi erano molti, ma soprattutto temeva di non avere i numeri per approvarla.
Dopo questa notizia c’è chi ha gridato alla vittoria, c’è chi ha dichiarato di aver fermato i barbari, c’è chi ha gridato al tradimento e alla resa ai poteri forti e c’è chi, più banalmente, si è limitato a sottolineare come fosse inopportuno cercare di far passare una legge divisiva proprio nei mesi di massima concentrazione degli sbarchi e, altrettanto, di massima tensione nel nostro Paese sul tema immigrazione
Lunedì 17 luglio il “Corriere della Sera” affrontando la questione ha riportato una intervista di Gilles Kepel, politologo francese esperto in estremismo islamico, che lanciava un grido di allarme “L’Italia non può diventare la discarica di tutta l’Africa. Blocchi le navi estere”.
Tra la notizia del rinvio e il commento di un opinionista d’oltralpe che ci suggerisce di bloccare le navi, a mio parere, ci stanno tutte le contraddizioni, le semplificazioni, ma anche il buonismo e l’intolleranza che l’immigrazione suscita nella gente comune, in quelle persone che, spaventate e disorientate, mandano a casa i governi, gli amministratori locali e si affidano a demiurghi di belle speranze che promettono soluzioni semplicistiche a problemi complessi.
Ho voluto fare una non breve premessa perché questa è un po’ la sensazione che, da quando faccio l’Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Varese, provo di fronte a questo problema “biblico” e, chiamato in causa dalle uscite sulla stampa locale di alcuni politici di destra, come di sinistra, mi trovo a dover rispondere con dei ragionamenti che non so fino a che punto possano essere compresi e valutati per quello che sono rispetto a stati d’animo che non hanno nulla di razionale e che sono alimentati giustappunto da chi vuole ricondurre tutto alla paura e al proprio tornaconto elettorale.
Un comportamento che io non condivido e che non ho mai condiviso, quest’ultimo, anche se fatto dalla mia parte politica, ma che sembra oggi l’atteggiamento preferito per garantirsi un successo politico.
Molti pensano che per lavarsi la coscienza sia sufficiente mandare le navi a prendere questo popolo di disperati ed evitare che i barconi affondino. Per carità giusto, ma i veri problemi per questa umanità dolente iniziano quando arrivano da noi. I problemi nascono per loro e per noi. Queste sono persone che fuggono dalle guerre, dalle dittature, dalle violenze e dalla povertà, tutte ragioni che dobbiamo comprendere, ma anche capire come gestire per il bene di tutti.
Io penso che oggi in Italia la gestione di questa umanità dolente non possa essere scaricata ai Prefetti e ai poveri amministratori locali. Occorre una agenzia nazionale ed un piano nazionale di intervento ed una legislazione che ci consenta di lavorare in un quadro condiviso e non come ora in situazioni limite.
Quando sono stato nominato assessore al Comune di Varese nessuno sapeva in Amministrazione quanti erano i richiedenti asilo né dove stavano. Non che prima di noi non ci fossero, ma la precedente amministrazione aveva pensato bene di non occuparsi del problema ed anzi aveva agito in modo di dare l’impressione che a Varese non ci fosse questa presenza.
Ebbene neanche una settimana dopo ho ricevuto una interrogazione da un ex assessore della, per fortuna, ex maggioranza, che chiedeva a me quanti erano, dove erano e cosa avrei fatto. Devo dire un chiaro segno di coerenza amministrativa.
Ebbene noi abbiamo incominciato a costruire dei rapporti, delle relazioni con le diverse cooperative presenti in città che gestiscono per la Prefettura i richiedenti, rapporti che prima non esistevano. Abbiamo incominciato a impiegare i ragazzi in attività di volontariato ad uso della comunità ospitante. Ed ora stiamo lavorando affinché il numero delle persone che si possano mettere in campo sia sempre maggiore perché è un modo perché loro recuperino dignità, ma nello stesso tempo utile per dimostrare alle persone, ai nostri concittadini come sia possibile superare i pregiudizi e i luoghi comuni.
Tutto questo lo stiamo facendo senza un quadro normativo di riferimento chiaro. Così come solo con un piano nazionale si potrebbe rispondere al tema dei permessi e al tema della possibilità di concedere a chi lavora un permesso anche se non per motivi umanitari.
E qui vengo ad una seconda riflessione e la faccio senza nascondermi dietro ad un dito, ma anche senza ipocrisia. La sfida che abbiamo di fronte a noi è come affrontare il problema di chi viene respinto dai Paesi europei e di chi ha avuto negata la richiesta di permesso da parte delle nostre autorità perché immigrato economico cioè arrivato in Italia per trovare lavoro.
Se non ci si pone questo problema e non si portano in campo delle soluzioni noi avremo sempre più questuanti, sempre più persone che dormono all’addiaccio e persone che possono divenire preda della criminalità.
E di qualche giorno fa, anche se a dire il vero è una notizia vecchia che periodicamente qualcuno dell’opposizione regala ai giornalisti, che la nostra stazione FS sarebbe preda di decine e decine di immigrati dediti a nefandezze e a intimidire la popolazione. Insomma una sorta girone infernale a cui bisogna porre rimedio con legge, ordine e magari manganello.
Ebbene, premesso che la presenza di senza fissa dimora dura da tempo e da ben prima che noi vincessimo le elezioni e che questo non giustifica una sottovalutazione dell’impatto sull’opinione pubblica, cosa che mai ci ha sfiorato, noi, appena qualche mese dopo l’insediamento abbiamo affrontato l’emergenza freddo con la collaborazione della Croce Rossa che ci ha consentito di poter dirottare buona parte delle persone che dormivano all’addiaccio in stazione in un posto caldo e sotto controllo. Non solo extracomunitari, ma anche italiani e persone e lo testimonio con cognizione di causa perché per settimane sono uscito di notte coi volontari della Croce Rossa, degli Angeli Urbani e degli operatori Caritas, persone che non sempre accettano di essere aiutate e che preferiscono rimanere dove sono con tutti i rischi e i pericoli piuttosto che abbandonare il posto.
Oggi i numeri sono esattamente quelli di qualche mese fa, forse aumentati di qualche unità, ma non certamente quelli dichiarati con battute ad effetto. Non è un problema che sottovalutiamo. E non è un problema che vogliamo nascondere. Periodicamente mi reco a parlare con i dipendenti di FS per verificare la situazione. Ma, come ho cercato di illustrare in questa mia riflessione ad un problema complesso occorre una soluzione complessa che trascende i singoli interessi di bottega politica e il facile tentativo di raccogliere consenso.
Noi stiamo lavorando su alcune ipotesi. Una ipotesi di ampliamento della rete delle associazioni che si occupano dei senza fissa dimora, uscendo da una dinamica che le vedeva a confronto con noi due volte all’anno, ma che invece vuole vedere un loro maggior coinvolgimento e un piano preciso di intervento capace di monitorare le persone sapendo bene che, molto spesso, sono le stesse che noi vogliamo proteggere a non volere il nostro aiuto e un ragionamento con diversi soggetti del privato sociale per verificare la possibilità di individuare altri spazi da destinarsi ai senza fissa dimora.
Sono tutte soluzioni che si costruiscono nel tempo, con pazienza, con continue interlocuzioni e con il dialogo e che non è possibile ricondurre tutto a battuta da uso e consumo giornalistico. Sappiamo bene, anzi ne siamo ampiamente consci che a noi spetta la responsabilità di governare situazioni che il più delle volte prescindono dalle nostre possibilità e anche dai nostri poteri e anche dalle nostre attuali disponibilità economiche. Lo facciamo senza nasconderci dietro ad un dito, senza accampare giustificazioni, ma anche con la consapevolezza che noi non daremo risposte demagogiche buone per tranquillizzare la pancia della gente e non risolutive del problema. Noi non vogliamo nascondere la polvere sotto i tappeti.
So bene che parlare alla testa della gente è molto molto più difficile che parlare alla loro pancia o alle loro paure, ma mi sono sempre chiesto se il compito della politica sia quello di dare delle soluzioni o solo di dare l’impressione, la sensazione di sapere cosa fare. Ebbene io credo che noi, questa Giunta, questo Sindaco sappiamo cosa fare e sappiamo farlo anche andando al di là della divisione politica o della diatriba maggioranza minoranza. Almeno io sono convinto che noi lo sappiamo fare. Forse altri no.

Roberto Molinari
Assessore ai Servizi Sociali
Comune di Varese

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