In ricordo del Card. Dionigi Tettamanzi

"La Prealpina" del 10 agosto 2017

Roberto Molinari ( 10 agosto 2017 )

Mio contributo in ricordo della figura del Card. Emerito Dionigi Tettamanzi e pubblicato oggi dal quotidiano "La Prealpina"

In ricordo del Card. Dionigi Tettamanzi



Il Cardinale Dionigi Tettamanzi è stata una figura straordinaria per e della Chiesa Ambrosiana. In questi giorni tutti sono concordi nel sottolinearlo. E il giudizio viene sia da chi lo ha sempre ammirato e, forse anche un po' ipocritamente, da chi lo ha contrastato e contestato duramente per le sue posizioni nei confronti nel mondo mussulmano e sul tema dell'accoglienza.
In questi giorni si è letto molto sui pregi e sull'opera del Cardinal Tettamanzi e io non voglio certamente aggiungere altro a chi ben più di me lo ha conosciuto da vicino.
Mi limito però a due ricordi che, a parere mio, possono dare il senso di un comune percepire nei confronti nel Card. Emerito.
Quando fu inviato a Milano a sostituire un gigante come Martini in molti si chiedevano se questo prete così esile potesse avere la forza e il carisma per proseguire l'opera del suo predecessore. Molti, anche tra il clero ambrosiano, nutrivano qualche pregiudizio e scetticismo verso un sacerdote che ricordava più un curato di campagna che un intellettuale capace di dialogare con quel mondo laico e un tantino miscredente che tanto era stato affascinato da Martini.
Invece Tettamanzi non solo seppe proseguire sul sentiero tracciato dal suo predecessore, ma, in poco tempo, riuscì ad andare oltre e interpretare i “tempi diversi” che la città e la diocesi Ambrosiano chiedevano.
Ricordo ancora le parole di un mio vecchio e saggio parroco che dialogando con me proprio sulla figura di Tettamanzi mi faceva notare come il Cardinale avesse saputo, con la dolcezza umana che tutti oggi gli riconoscono, conquistare non solo la gente comune, ma anche i più nostalgici dell'era Martini e lo avesse saputo fare proprio in ragione di modi umili e sinceri, ma nello stesso tempo molto concretamente “ambrosiani” rispetto ai problemi nuovi che si presentavano e non potevano essere più elusi. Così Tettamanzi seppe dire con coraggio parole inconsuete, chiare, ma sagge e di buon senso proprio in un momento in cui anche le Istituzioni e il mondo politico si adeguavano a quel “senso comune” che, manzonianamente, in terra milanese, è foriero di scelte sbagliate e poco lungimiranti.
Ma c'è un altro ricordo, questo personale, che mi piace sottolineare. Il Cardinale e anche questo era un segno di grande attenzione, aveva, tutti gli anni, in agenda un incontro con i politici e gli amministratori.
Perché scrivo di grande attenzione? Perché la politica e i politici, soprattutto nel mondo cattolico, in quegli anni, non erano certo terra di missione, ebbene, ricordo con immenso piacere gli incontri con lui al De Filippi, ma soprattutto ricordo la sua capacità straordinaria ( mai vista fino ad allora ) di fermarsi, al termine della serata e salutare, uno per uno, i presenti che volevano scambiare qualche frase con lui.
Non è mai stato un saluto formale o di circostanza. Ricordo bene questo e ricordo bene quanto lui chiedesse e avesse una parola per tutti, ascoltando e dando un segno di attenzione e di condivisione anche a chi gli mostrava la sfiducia per le circostanze che l'impegno politico rappresentava e il non sentirsi adeguati ai tempi o isolati rispetto ad una vulgata che pareva inarrestabile. Ricordo anche la contestazione che i leghisti varesini ( pochi a dire il vero ) gli fecero trovare all'apice della loro poco intelligente polemica nei suoi confronti e le sempre assenze a questi incontri dei vertici amministrativi leghisti della nostra città. Tutte situazioni imbarazzanti, ma mai vissute con imbarazzo da Tettamanzi e mai fatte pesare alla città e ai suoi interlocutori. Il card. Tettamanzi è stato un dono per la diocesi Ambrosiana. Lo è stato perché ha avuto uno stile diverso da quel gigante che è stato Martini, ma lo è stato perché con lui, davvero, si è visto quanto la grazia della carica riesce a interpretare il momento e quanto Giovanni Paolo II sapeva essere capace di leggere le persone e interpretare quel che significa “segno dei tempi”. Prima con Martini, poi con Tettamanzi.

Roberto Molinari
Assessore ai Servizi Sociali
Comune di Varese

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