Maggioranze silenziose

"La Prealpina" del 13 marzo 2018

Roberto Molinari ( 13 marzo 2018 )

Mio contributo pubblicato dal quotidiano locale

Maggioranze silenziose


In tempi di prima repubblica, ma anche di seconda, una categoria di elettori italiani era particolarmente blandita per i suoi voti. Era la c.d. “maggioranza silenziosa”, così era definito quel “corpaccione” che, in qualche modo, incarnava l'orientamento maggioritario del Paese anche se carsico e che consentiva di far vincere questo o quello.
Moderati, un tantino conservatori, attenti alle parole d'ordine, ma nello stesso tempo preoccupati di evitare qualsiasi fuga in avanti del Paese o qualsiasi svolta verso l'ignoto per decenni hanno rappresentato un Italia modesta, vogliosa di tranquillità e distante anche da qualsiasi impegno di tipo politico tanto da esprimersi soltanto nel segreto dell’urna.
Devo dire che mi aspettavo in questa ultima tornata elettorale un colpo di coda di questo elettorato e soprattutto pensavo che questo voto, normalmente filo governativo, si indirizzasse verso chi aveva guidato il Paese negli ultimi anni.
Di fatto questo non è avvenuto e l'attuale “maggioranza silenziosa” sembra aver “antropologicamente” cambiato il proprio dna spostando il baricentro del Paese verso forze politiche e soluzioni non certo moderate.
Così abbiamo il Paese spaccata in due. Da un lato, nell'Italia che ha ripreso a correre e a guardare al nord Europa, prevale la forza politica che più ha puntato sulla paura e sul desiderio di pagare meno tasse, dall'altro lato, nella parte che più ha perso la battaglia della globalizzazione, ha prevalso la forza politica che ha promesso più Stato e più assistenzialismo.
Insomma, una schizofrenia politica davvero di difficile lettura anche con le categorie interpretative del moderno populismo. E una contraddizione di termini che difficilmente potrebbe portare ad un governo dove per governo intendo l'insieme delle decisioni necessarie e delle soluzioni per mantenere la via delle riforme.
Fatte queste precisazioni io mi sento di sposare la tesi di chi dice che il rancore e la rabbia di oggi della maggioranza silenziosa siano il frutto di una narrazione che non ha saputo dare una risposta agli sconfitti della globalizzazione. O meglio non ha saputo raccontare una storia diversa perchè certamente molte cose buone sono state fatte e hanno prodotto cambiamenti, ma, nello stesso tempo non si è riusciti a parlare di futuro e di che cosa si può ancora fare per chi è, appunto, il perdente di oggi o teme di poterlo diventare. Quello che mi lascia perplesso è tuttavia la schizofrenia delle soluzioni proposte dalle forze politiche che sono uscite vincitrici dalla tornata elettorale. Una propone meno tasse e meno Stato, insomma fate da soli, l'altra propone più assistenzialismo e più Stato, quindi più tasse per tutti e più pubblico. In una battuta, facciamo pagare meno tasse ai ricchi per dare più soldi ai poveri.
Ricette incompatibili nell'Italia di oggi mi verrebbe spontaneamente da dire. Che farà a questo punto la “maggioranza silenziosa”? Si affiderà ancora a improbabili demiurghi? E c'è una forza politica in grado di uscire da questa tenaglia e proporre un disegno diverso, una politica diversa rispetto ai vincitori attuali e capace di riportare la maggioranza del Paese a condividere un disegno di coesione sociale, ma anche di sposare il tema della modernizzazione del Paese senza far crescere la paura? Io credo che questa, a breve, potrebbe essere la sfida politica a cui saremo nuovamente chiamati a rispondere e a cui una forza politica come il PD non può sottrarsi e si deve preparare per tempo senza commettere gli errori di questo passato recente.

Roberto Molinari
Direzione P.le PD
Varese




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