L’era della Lega pigliatutto

www.varesereport.it del 26 giugno 2018

Roberto Molinari ( 26 giugno 2018 )

"Le elezioni politiche si sono consumate il 4 marzo scorso. Per quasi tre mesi si è assistito al tentativo di formare un esecutivo e, infine, si è giunti al parto del primo Governo giallo-verde....2

L’era della Lega pigliatutto


Le elezioni politiche si sono consumate il 4 marzo scorso. Per quasi tre mesi si è assistito al tentativo di formare un esecutivo e, infine, si è giunti al parto del primo Governo giallo-verde. Messa così la situazione sembrerebbe la normalità degli accadimenti politici italici. Tuttavia, a me pare, che alcuni elementi di novità o quantomeno su cui riflettere ci siano.

Innanzitutto, in tutti questi mesi, si è assistito ad una martellante campagna elettorale che è andata avanti ben al di là del 4 marzo.

Normalmente, una volta consumatosi il rito democratico del voto e, tanto più in epoca proporzionale, le parti cessano il contendere, depongono le armi della propaganda, ed esercitano la difficile arte del compromesso finalizzato alla creazione di un governo oltre che la costruzione di rapporti normali con le opposizione.

Normalmente avviene così, ma così, a me pare, oggi non sia accaduto e questo per diverse ragioni e per precisi e diversi obiettivi anche divergenti tra i partner di Governo.

L’impressione che si ha è che l’azionista forte della compagine non sia chi ha avuto più voti e cioè i 5stelle col loro 32%, ma bensì il socio minoritario, quel Matteo Salvini neo leader sovranista che col suo 17% è risultato primo nel centrodestra.

Dunque il leader della Lega a trazione destra destra ha iniziato una partita cinica e spericolata che lo può portare solo ad una unica direzione.

Fino ad ora, infatti, il Matteo lombardo ha giocato su tutti i temi che potenzialmente gli potevano portare voti e risultati immediati in vicinanza delle elezioni amministrative. Temi “popolari”, sfaccettature di un elettorato ormai educato o diseducato, a secondo di come lo si giudica, a valutare con la pancia i problemi anziché leggerli con la razionalità dell’elettore consumato e attento agli interessi, ma anche in grado di avere una visione sul futuro e non solo sull’oggi.

E così prima c’è stata la prova muscolare ( che continua ) sul tema migranti con il c.d. blocco dei porti, poi l’idea della sanatoria nei confronti di chi aveva cartelle esattoriali da pagare sotto i centomila euro, poi, ancora, la strizzatina d’occhio a chi si oppone alla obbligatorietà dei vaccini.

Insomma, un Salvini a tutto tondo capace, almeno questa l’impressione che io ho avuto, di giocare una partita a trecentosessanta gradi efficace nel sottrarre argomenti politici ai 5stelle, spazio politico all’alleato e visibilità sia a Di Maio sia al Premier incaricato.

Se ci si fa caso, ogni volta che parte una missione del PdC Conte all’estero si assiste ad una uscita di Salvini onde per cui non si parla sui TG o nei titoli di giornale o sui social del Premier, ma bensi del suo vice, nonché azionista sempre più di riferimento della compagine giallo-verde.

E’ evidente che un atteggiamento del genere non è casuale e neanche frutto del semplice intuito. No, stiamo assistendo ad una precisa strategia che, a parer mio può avere come obiettivo solo tre finalità.

Svuotare da destra i 5stelle riducendone il peso elettorale e relegandoli a partner minoritari fin che c’è la convenienza. Aumentare il peso della Lega a trazione sovranista e portare tutto il centrodestra ad avere una capacità elettorale di autosufficienza, quindi con numeri certi e sicuri per governare da soli, ma con un peso di Salvini mai visto prima in tutte le coalizione che sino ad ora Berlusconi era riuscito a costruire. Terzo ed ultimo obiettivo, arrivare al momento opportuno all’incasso, far cadere il Governo e portare il Paese alle urne e questo anche perché le promesse elettorali difficilmente potranno vedere la luce e, di conseguenza, anche la Lega rischia il logoramento e la bocciatura da parte degli italiani.

A questo scenario mi sento di aggiungere ancora una piccola riflessione. È possibile che le “armi di distrazione di massa” messe in campo dal leader leghista nascondano anche un progetto ben più ambizioso. Il siluramento della Merkel e la fine dell’Europa che conosciamo con il ribaltamento delle alleanze storiche dell’Italia e la fine della sua politica estera costruita dal 1948 in avanti.

Se questo è lo scenario che ci aspetta con ogni probabilità assisteremo ad una escalation del protagonismo di Salvini e ad una continua campagna elettorale a tutto detrimento delle decisioni necessarie per governare questo Paese.

Un ultimo pensiero credo sia ancora dovuto. Il PD deve superare lo shock della sconfitta e recuperare una sua strategia non dettata o condizionata dall’agenda di Salvini. Il PD deve costruire una alternativa seria, credibile e non rifugiarsi e rinchiudersi nella rassicurante quanto inutile rivendicazione della propria superiorità morale e autosufficienza valoriale, solo così potrà recuperare spazio e agibilità politica nell’epoca in cui il presente prevale su ogni sguardo sul futuro.

Roberto Molinari - Direzione P.le PD Varese

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