"Liberi e forti cent'anni dopo"

"La Prealpina" del 18 gennaio 2019

Associazione e Fondazione Popolari Varesini ( 18 gennaio 2019 )

Cento anni di popolarismo.....

Liberi e forti cent'anni dopo

Un secolo fa, esattamente il 18 gennaio del 1919 la storia del mondo cattolico italiano e quella del nostro Paese cambiavano verso. La Commissione Provvisoria del Partito Popolare Italiano lanciava l'Appello ai “Liberi e forti” rivolto a quanti “uomini moralmente liberi e socialmente evoluti” erano disposti a impegnarsi a sostenere un progetto politico e sociale per l'Italia all'indomani della prima guerra mondiale.
Sarebbe quasi scontato promuovere questo anniversario rivendicando, in un'epoca senza memoria, il solo significato dirompente e rivoluzionario e gli eventi che seguirono con la concretizzazione di una organizzazione politica che rompeva col passato e dava ai cattolici, per la prima volta nella loro storia, un organismo politico autonomo, indipendente e laico. Percorrere la via del solo ricordo storico però aumenterebbe il rischio di un cadere nel rancoroso sentimento di pensare che il passato è meglio del presente, che le persone erano diverse e gli ideali più puri e sarebbe un rivendicare la proprietà di un patrimonio identitario che è invece e deve essere comune.
Troppa acqua è passata sotto i ponti per pensare che si possa oggi riproporre quel documento senza una riflessione. Le parole hanno cambiato significato, i problemi sono altri e l'Italia è radicalmente diversa così come il contesto internazionale che ci circonda. Dunque bisogna, nella sua rilettura, accendere una luce non sulle soluzioni contenute nel testo, ormai datate e superate, ma bensì sulla sua capacità di essere fonte di ispirazione. In sostanza sapere che l”Appello” consente di cogliere i paradigmi interpretativi per leggere ancora il presente e usare il metodo li suggerito per agire in politica da “Liberi e forti”.
Proviamo a fare una sintesi sia pur parzialissima di quelli che sono gli elementi, secondo noi, ancora attuali e utili nel contesto politico che stiamo vivendo. Innanzitutto l'Appello ai “Liberi e Forti” non è una operazione di élite, anzi il suo essere interprete dell'animo popolare lo si ritrova nelle primissime parole che sono dedicate al cooperare e cooperare per la giustizia e la libertà. Così tutto il testo tende a sottolineare come i conflitti sociali si risolvono con la mediazione e con la costruzione di ponti di dialogo. Dunque un no fermo, autorevole a chi, si richiama ad una presunta aspirazione popolare per rivendicare identità, frammentando la società. Libertà: non “padroni in casa propria”, ma libertà nella capacità di costruire opportunità da concedere a tutti e non solo a reclamare i diritti della propria parte. Così l'Appello si rivolge ai “liberi” spingendoli allora come oggi ad agire “senza pregiudizi e preconcetti” ed è il senso del dover collaborare. Cooperare nel contesto internazionale. Nel 1919 l'Appello si rivolgeva alla Società delle Nazioni, oggi, lo sguardo, l'idea di cooperazione ci porta a leggere il contesto di un' Europa che non può essere una Europa qualunque, o quella esistente, ma deve essere, viceversa, una Europa capace di chiedere alle singole nazioni che la compongono di rinunciare alla autoreferenzialità identitaria, di riconoscere un limite alle proprie pretese per perseguire l'esigenza di una aggregazione continentale in un mondo dominato da giganti geopolitici, cosa che nessun paese europeo è e può essere. Così come l'Europa anche lo Stato, tuttavia, deve riconoscere i propri limiti, limiti che riguardano ovviamente l'autonomia della società civile e la sua libertà, così come la libertà del singolo e dei corpi intermedi capaci di svolgere funzioni di mediazione nella ricerca della coesione sociale. Dunque, allora come ora, l'Appello sottolinea la necessità di non dimenticare mai la dimensione sociale dello Stato e dell'Europa quale elemento per tutelari i deboli e chi è ai margini.
Ma l'Appello è anche e soprattutto ancora oggi una lezione di metodo. Di metodo nell'esercizio del potere e dello strumento della politica. Entrambi non perseguiti con la forza, ma sostenuti e ricercati attraverso l'autentica capacità di mediazione sociale e la costruzione di spazi di partecipazione democratica come antidoto alla trasformazione della democrazia in solo procedure dove i privilegi dei pochi e l'irresponsabilità della classe dirigente diventano protagonisti con l'inevitabile fascino verso soluzioni che esaltano l'uomo forte.
In ultima analisi, ancora attuale e forse quella più sottovalutata anche dallo stesso mondo cattolico italiano, nell'Appello è forte il contributo che la fede cristiana può dare alla politica e alla società. Infatti il testo e siamo nel 1919 quando il magistero della Chiesa aveva solo la Rerum Novarum, il testo già si offre a tutti, interpella tutti al di là di ogni confine e identità e questo, ancora oggi, in epoca di divisioni e di muri costruiti o ricostruiti, è ancora dirompente se si parla al cuore e alla mente delle persone e di tutte le persone.


Fondazione e Associazione
dei Popolari Varesini



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