Showdown

"La Prealpina" del 27/04/2019

Roberto Molinari ( 27 aprile 2019 )

Mio contributo apparso oggi sul quotidiano locale e dedicato alla politica nazionale

Showdown

Sembra che il conto alla rovescia della fine dell'avventura gialloverde al non governo del Paese sia iniziato.
Diciamola tutta. Dal marzo dell'anno scorso la campagna elettorale non è mai cessata e da tempo tutti erano convinti che, in prossimità delle elezioni europee, si sarebbero intensificati gli scontri, le iniziative propagandistiche di Di Maio e Salvini, entrambi intenti a guadagnare punti al fine di posizionarsi meglio per il giorno dopo il voto.
Tutti abbastanza convinti anche che il gioco delle parti avrebbe spinto i due ad aumentare le tensioni, a giocare la partita di chi sta più a sinistra e chi sta più a destra, specularmente, al fine di rosicchiare, da una parte e dall'altra, tutto quello che poteva essere utile per alzare la posta del futuro confronto. Tutti, però, abbastanza convinti del fatto che, terminato il giochino, i due comunque sarebbero andati avanti. Condannati a stare insieme perché ci sono 300 nomine di alto livello da fare da parte di chi detiene le leve del potere.
Tutto questo appariva abbastanza condivisibile sino a qualche ora fa. Adesso la situazione sembra aver preso un'altra direzione.
Sembra che i dioscuri abbiamo volutamente deciso di arrivare fino in fondo e vogliano trarre le conseguenze il 27 maggio prossimo, il giorno dopo le elezioni europee.
Ma che cosa è accaduto? Che cosa ha portato a questo showdown?
Francamente non credo alla “favoletta” che lo scontro finale sia frutto dei litigi sul decreto “Crescita”, decreto dove è contenuto il “salva Roma”, inviso a molti, a dire il vero e non solo ai leghisti, o figlio del tema rimborsi ai risparmiatori “truffati”. O, con particolare fantasia, nato dalla diatriba porti aperti, porti chiusi. Così come non credo che il vero problema, l'effetto scatenante, possa essere il caso Siri. La doppia morale dei leghisti e dei cinque stelle ci è già stata dimostrata parecchie volte, così come il loro stomaco. Una volta si sarebbe detto ventre molle e pugno duro. Una volta, appunto.
No, non credo che la drammatizzazione del momento sia frutto di questo né tanto meno di un soprassalto di orgoglio da parte del Premier Conte.
Io penso che le ragioni dello showdown stiano altrove. Stiano nell'avvicinarsi del momento della verità, della verità dei numeri e nella verità del fallimento delle promesse elettorali di Salvini Di Maio
Non è più solo un problema di dilettantismo, dimostrato, ahimè, ampiamente nel non governo del Paese. Non è più solo un problema di mancanza di politica estera. E non sarà più solo un problema di isolamento dell'Italia nel resto dell'Europa, sia che vincano gli amici di Salvini, sia che vincano gli europeisti, con la prospettiva abbastanza certa di una esclusione da tutte le nomine di vertice comunitarie per i rappresentanti gialloverde.
No, io penso che i nodi del mancato governo del Paese, dell'interruzione delle riforme e delle scelte economiche sbagliate stiano venendo al pettine e che ci si prepari ad una recessione pesantissima con i 27 miliardi di IVA da recuperare o da applicare nella prossima finanziaria.
Insomma, a fine 2019 ci si troverà a dover fare una legge finanziaria tutta lacrime e sangue. Fatta di sacrifici per effetto delle scelte economiche compiute fin qui dai gialloverdi, scelte demagogiche, da campagna elettorale permanente, ma insostenibili in epoca di globalizzazione e di debito pubblico elevato come lo è quello Italiano.
E dunque, i “campioni del popolo”, temono di vedersi accollare la responsabilità del tracollo e quindi di essere chiamati a rispondere davanti agli elettori per il loro non governo.
Quindi due possibilità. Dopo il 27 maggio mandare a casa il Governo Conte e fare una nuova maggioranza parlamentare magari spaccando i “cinque stelle” e imbarcando il resto del centrodestra con il “capitano Salvini” finalmente Premier oppure tentare la carta del voto anticipato e puntare sull'ipotesi di incassare tutto il possibile prima che la leadership salviniana si logori e prima che si debba fare la finanziaria lacrime e sangue, una legge di stabilità punitiva per chi governa.
In entrambe i casi è Salvini che da le carte e questo segna il fallimento totale della strategia politica Di Maio e dei penstastellati col loro populismo “insalata russa “ fatto di destra e di sinistra, un populismo rozzo e dilettantistico, assistenzialista e utopico fuori dalla storia, ma pur sempre attraente per chi non arriva alla fine del mese.

Roberto Molinari
Direzione P.le PD
Varese





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