Europa, nostra casa

pubblicato sulle pagine fb di varesereport

Roberto Molinari ( 22 maggio 2019 )

Mio contributo pubblicato sulle pagine di fb di varesereport e dedicato al voto europeo

Europa, nostra casa

Ha scritto Roberto Schuman, uno dei padri fondatori dell'Europa “ Noi ci sentiamo solidali gli uni con gli altri nel preservare la pace, nella difesa contro l'aggressione, nella lotta contro la miseria, nel rispetto dei trattati, nella salvaguardia della giustizia e della dignità umana”.
Ora, la domanda che viene spontanea è, quanto di questa affermazione è ancora valido soprattutto alla luce dell'aggressiva campagna sovranista che stiamo vivendo?
Francamente penso che sarebbe altrettanto spontaneo leggere le parole di Schuman in chiave di politica italiana, ma penso anche che questo sarebbe un errore.
In passato le elezioni europee sono sempre state vissute con occhi strabici. Un occhio ai dati europei, ma soprattutto un occhio rivolto in chiave interna per valutare il grado di consenso delle forze politiche.
Penso che anche quest'anno si finirà per fare così e forse non è anche del tutto errato visto anche l'esperimento ( mal riuscito ) del governo gialloverde sovranista a tinte fosche e al plebiscito che Salvini ha lanciato su di se.
Tuttavia, io penso che, qualche ragionamento in più dovrebbe essere fatto e dovrebbe essere indirizzato proprio a leggere e a cogliere quanto non è andato nella direzione indicata da Schuman e quanto di sbagliato ci sia in questo momento in Europa, nell'Europa che noi amiamo e che vorremmo ritornasse ad essere quella costruzione sognata per far progredire il livello di civiltà dei sui popoli oltre che di faro per il mondo.
Dunque, dato che non si può scrivere di tutto e certamente questo non è lo spazio per un trattato di politica estera vorrei provare a soffermarmi su quello che più mi riguarda data la mia attuale esperienza di assessore alle politiche sociali del Comune di Varese e cioè la zoppia dell'attuale Europa sociale, vero cruccio e, contemporaneamente, sfida per chi crede che l'UE o sarà sociale e capace di rispondere al tema delle diseguaglianze o non sarà Europa.
Penso che tre, oggi, siano i limiti imperanti riguardante l'Europa sociale e le sue politiche di tutela.
Un primo problema nasce dall'attuale incapacità di trovare risposte condivise in tema di diritto sociale e del lavoro comunitario con un chiaro indirizzo sovranazionale.
In pratica il primo limite è offerto, è dato dall'incapacità sin qui dimostrata di correggere le storture del mercato con dei livelli minimi di protezione e questo per mantenerne o individuarne di nuovi più elevati nei singoli paesi che compongono la UE.
Il secondo aspetto, la seconda criticità nasce come palese conseguenza dalla prima. A fronte di interventi pesanti e di vincoli imposti alle finanze pubbliche nazionali sempre più dure e con gravi costi sociali assistiamo a interventi legislativi in tema di politiche sociali molto deboli, soft e di scarso impatto rispetto a quelli che sono i bisogni di chi è tagliato fuori dal benessere.
Terzo. Negli anni si è assistito alla subordinazione sempre più eccessiva e fuori controllo delle finalità sociali dell'Europa alla disciplina di bilancio e alla competizione economica con il primo effetto se non quello scatenante dell'attuale “rabbia antieuropea” che, la tutela degli interessi dei datori di lavoro nonché delle transazioni commerciali e la libera intrapresa transnazionale hanno prevalso sistematicamente ed eccessivamente rispetto alle possibili protezioni vecchie e nuove dei lavoratori.
Dunque, a mio parere, molto dell'attuale “rabbia” antieuropea e del vento in poppa del populismo sovranista trovano, non la giustificazione, ma certamente i motivi scatenanti nell'incapacità, in epoca di globalizzazione e di postmodernità, di trovare risposte efficaci ed efficienti alle ferite prodotto e al prevalere degli interessi della crescita economica e degli imperativi di bilancio pubblici rispetto all'esigenza di tutela dei ceti più deboli e degli sconfitti della globalizzazione.
Accanto a questa dinamica si devono aggiungere altri due elementi che hanno compartecipato al peggioramento della situazione. La crisi economica che dura da un decennio e che ha certamente prodotto la caduta delle certezze e l'incapacità di dare nuove risposte e, fattore non ultimo, l'allargamento ai paesi dell'Europa centro orientale, paesi con un ampio deficit di democrazia oltre che dalle istituzioni statali deboli e con scarsa consapevolezza che l'Europa è anche solidarietà e non solo mercato economico. Allargamento sostenuto, sollecitato e auspicato anche dagli USA in chiave Nato e anti Russa, ma che ora in epoca di trampismo trionfante e sovvertendo la tradizionale politica estera americana degli ultimi settantanni, è usato per demolire il percorso unitario europeo per puri fini di competività e supremazia politico economica.
Accanto a questi aspetti aggiungo la mia personalissima convinzione che grandi errori sono stati compiuti negli ultimi anni da parte di chi doveva essere il Paese guida della UE e cioè la Germania. I suoi leader politici hanno dimenticato quello che è stato il grande insegnamento di Kohl e cioè la necessità di costruire una Germania europeizzata e non germanizzare l'Europa.
Dunque il tema è come recuperare la dimensione sociale del vecchio continente in chiave di risposta ai bisogni emergenti, ma anche in una logica utile per definire nuove linee di confine sul tema delle diseguaglianze e di risposte efficaci di welfare, soprattutto ora che l'Europa, il continente che non vuole essere “fortezza”, ma che rischia di esserlo ha, come il resto del mondo industrializzato, di fronte due rischi che non sa ancora come affrontare. Il calo demografico e l'intelligenza artificiale, prospettive che introdurranno cambiamenti epocali nelle nostre società.
Non è vero che nulla è stato fatto anche se certamente rispetto a quello che prospettava Delors ( non a caso un altro cattolico dopo i padri fondatori De Gasperi, Schuman e Adenauer ) molta strada rimane da fare e troppo poco si è fatto e se fosse stato fatto per tempo forse molti problemi si sarebbero potuti evitare.
Per troppo tempo è prevalsa la logica mercantilistica dopo la moneta unica, per troppo tempo si è pensato solo agli aspetti di regolamentazione del mercato e della sua libertà per favorire la libera concorrenza pensando che questo fosse sufficiente a correggere le storture e a tutelare il consumatore non capendo, tuttavia, che così si sostituiva la persona con il consumatore dimenticando, paradossalmente, i fondamenti del nostro tradizionale welfare frutto, prima che insieme di norme, di storie culturali e azioni di solidarietà nate dall'incontro tra cattolicesimo sociale e socialismo finendo così a lasciare spazio al liberalismo economico di matrice statunitense. Ma per riprendere il filo del ragionamento penso si debba dare atto al Presidente della Commissione di averci quanto meno provato ad invertire la rotta, sia pur timidamente, così nel 2016 Junker ha elaborato il c.d. “Pilastro sociale” con tre iniziative legislative indirizzate a : mobilità lavorativa, conciliazione vita privata e lavorativa e condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili ed infine, equità sociali.
Certamente un primo passo, non sufficiente, ma sicuramente segno di una presa di coscienza dei limiti fin qui dimostrati.
Dunque a me pare che l'Europa debba ripartire da qui. Dal cammino interrotto e dalla presa di coscienza che occorre dare risposte non solo all'efficienza del mercato, ma anche a chi ne è vittima. Occorre dare risposte a chi non ha il passo per continuare a competere e a chi non è in grado da solo di dare risposte alla propria insicurezza. Il voto di domenica è anche questo, anzi, soprattutto questo e questo rispetto anche alle nostre pochezze italiche e alle diatribe dell'attuale governicchio gialloverde.
Il voto di domenica può portare a molte conseguenze. Può essere la fine dell'Europa ed il ritorno all'egoismo degli Stati nazionali che, già sappiamo a cosa storicamente porta, o può significare una Europa che ritrova le ragioni del suo stare insieme e lo slancio a gettare il cuore oltre l'ostacolo e a riprendere un cammino capace di essere esempio anche per altri su come affrontare disegni di evoluzione pacifica e di progresso.
Dunque non una sfida qualsiasi, ma una sfida per il futuro.

Roberto Molinari
Assessore ai Servizi Sociali
Comune di Varese




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