Il feticcio Sea Watch

pagine fb di varesereport del 3 luglio 2019

Roberto Molinari ( 03 luglio 2019 )

Mio contributo apparso sulle pagine fb di varesereport.

Il feticcio Sea Watch

In questi giorni di caldo eccessivo e di bullismo politico imperante mi sono venute in mente, guardando dentro alla mia “bisaccia” di ricordi letterari, un paio di pensieri appartenenti a due mostri sacri della nostra cultura, a due “campioni” della letteratura che sono anche simbolo di un periodo in cui il senso di Patria e di Nazione ancora non si erano sviluppati e non erano ancora coscienza nazionale, ma andavano costruendosi, sia pur in epoche diverse e con sentimenti diversi proprio anche grazie all'apporto di questi uomini.
Dalla mia modesta bisaccia, come scrivevo poc'anzi, ho infatti fatto memoria di Dante e Manzoni. Del primo mi è ritornato in mente il canto terzo dell'Inferno che, se non ricordo male, è quello in cui il sommo poeta fa correre dietro ad un cencio gli ignavi, mentre del Manzoni mi ricordo la sua distinzione, nel suo più grande scritto “I Promessi Sposi” in ragione dei giorni della peste, tra il “buon senso e il senso comune”.
In questi strani giorni, in giorni in cui, più che mai, sui social, veri dominus dell'informazione a basso regime di pensiero, ma ad alto contenuto di volgarità, la vicenda della Sea Watch ha avuto forse il suo picco di estremismo e di perdita del senso del limite e dell'incontro con l'umano mi sono venuti in mente proprio i due “Maestri” e, banalmente, ho associato il pensiero ai fatti attuali, al modo di comunicare odierno composto da 140 battute, video col telefonino, alta volgarità e basso pensiero, in contrapposizione a quello che per secoli è stato, viceversa, il mantra della cultura e dell'impegno intellettuale politico o, più prosaicamente, civile.
In un tempo antico, ma d'altra parte antico sono anche io, la cultura era elemento prima di riflessione per la comprensione di quello che accadeva intorno a noi e poi si faceva carico di elaborare un pensiero e si assumeva la responsabilità, altra parola che oggi ha perso di significato, il compito di socializzare il “pensare” e di renderlo comprensivo non solo alle élitè, ma anche al popolo, al semplice cittadino di modo da poter costruire una strada condivisa e, soprattutto, una visione comune capace di unire, di tenere insieme i distanti ed anche gli opposti.
Insomma, in passato, prima che la banalizzazione della riflessione, la deresponsabilizzazione di chi comunica, prima che la chiacchiera da bar fosse assurta a pensiero politico e prima che si perdesse il senso della sacralità delle Istituzioni, prima di tutto questo, il tema del senso del limite, del peso delle parole e del ruolo di chi le dice erano ben presenti non solo nelle classi dirigenti, ma anche nei singoli cittadini.
Senza soffermarmi sugli aspetti più o meno di rilevanza penale, sul diritto internazionale e la legge del mare, senza cadere o cercando di non cadere nel “ben altrismo”, a me pare che, la vicenda Sea Watch e della capitana Carola Rackete sia emblematica delle nostre contraddizioni attuali e della nostra confusione.
E' troppo facile, almeno a mio parere, ricondurre tutta la diatriba al semplice scontro politico tra Salvini leader del populismo sovranista italiano e l'Europa. Così come penso sia anche assurdo entrare nella polemica su di chi deve rispondere per la capitana Rackete, l'Olanda? La Germania? La sua ONG e di quanta solidarietà esprimere alla nostra GdF.
Il tema, io penso, sia l'uso strumentale che viene fatto da un politico che è attualmente anche un Ministro di un fatto, di un evento, di un accadimento umano, per innalzare un feticcio ed esporre a pubblico ludibrio, una persona, una donna rea di essere la capitana di una nave di una ONG.
Faccio una piccola premessa. L'Europa in questa vicenda, come in molte altre a dire il vero, ha enormi responsabilità così come hanno enormi responsabilità molti Paesi come la Francia e la Germania per come in questi anni, attraverso il loro comportamento e la mancanza di leadership hanno consentito la crescita del sovranismo e fatto di Putin il campione illiberale che oggi ci da lezioni su come deve essere una democrazia.
Ma, io penso, che, la riflessione in questa vicenda debba partire dal fatto se sia o meno legittimo, giusto, corretto che un politico ed un Ministro possa continuare nella sua campagna elettorale permanente ad innalzare un feticcio, uno straccio, come direbbe Dante e fare si che questo diventi il simbolo fasullo e taroccato di un problema.
In questi giorni a Lampedusa sono sbarcati centinaia di immigrati. Nel silenzio generale della stampa italiana, dei social e ci sono arrivati con i loro barchini. Eppure il Ministro Salvini si è espresso, ha indicato come una linea Maginot invalicabile il no allo sbarco di 40 persone dalla Sea Watch in quanto nave di una ONG.
Non solo, si è scatenato contro la comandante della nave e contro tutto il mondo che rappresenta, le ONG, in maniera indecorosa e sopra le righe, come spesso fa e fa sempre, scatenando così proprio quelle reazioni che chi fa il Ministro dell'Interno non dovrebbe mai favorire. Violenze verbali sui social, insulti razzisti e sessisti al momento dello sbarco da parte di quattro cialtroni presenti e, dulcis in fundo, l'assalto della stampa amica ( molto guicciardiniana come è sempre stata la stampa italiana a dire il vero ) contro le ONG che sono diventate con le loro barche i “taxi del mare” e complici degli scafisti.
In una delle trasmissioni di questi giorni mi è capitato di sentire un noto giornalista filo Salvini dire che esiste un evidenza giudiziaria e una evidenza giornalistica. Per cui il fatto che un giudice non ravvisi un reato o un Tribunale mandi assolto e in questo caso si parlava di ONG non vuol dire che per l'evidenza giornalistica questo reato non esiste.
Della serie l'obbrobrio stalinista ha raggiunto appieno anche la cultura di destra di questo Paese, cultura che non ha nulla di liberale né di destra storica e forse neanche di cultura, ma è molto prona a farsi interprete del pensiero forte dell'uomo solo al comando a cui piace spesso mostrare i muscoli e la mascella e quindi incapace di novità rispetto al secolo scorso.
Ora, il Ministro Salvini lo conosciamo come persona in grado di interpretare al meglio gli umori più beceri della popolazione. Così come anche sappiamo che per lui non conta nulla quello che si afferma oggi o domani perchè in ogni caso conta solo quello che può produrre consenso.
Ma forse è proprio questo il punto. Svolgere una campagna elettorale permanente e costruire un consenso sulla paura delle persone, sulla manipolazione dei sentimenti e su false situazioni può degenerare e aprire le porte a ciò che non conosciamo e che può avere effetti terribili in un continente come il nostro o nel nostro Paese.
Salvini ha individuato un feticcio, un cencio, le ONG. Non ha attaccato sul fatto che in questi giorni sono sbarcati a Lampedusa centinaia di immigrati. Ha attaccato le ONG che per lui sono sinonimo di aiuto all'immigrazione clandestina.
Salvini ha attaccato l'Europa, ma si è guardato bene dal lavorare per cambiare le regole di Dublino. Ci tiene affinchè l'immigrato clandestino arrivi e si fermi in Italia e non sia invece distribuito in tutti i Paesi europei, “Visegrad” compresi.
Salvini ha dato un nemico agli italiani, le ONG, l'Europa e l'immigrazione, ha agitato il tutto shakerandolo, ha aggiunto una puntina di anticomunismo che non guasta mai, ha messo anche un po' di clericalismo anti Francesco e poi ha servito il cocktail agli italiani e così nasconde i problemi di governo che a distanza di un anno ancora non è riuscito, non dico a risolvere, ma neanche a studiarne i dossiers, se mai ne è in grado.
Salvini, come ai tempi della peste di Manzoni lavora sul senso comune. Poco importa che il senso comune non sia buon senso, l'importante è che il nemico che ha dato alla gente sia quello che più gli porti voti. Insomma, gli untori hanno solo cambiato provenienza. Ieri erano rozzi lombardi oggi sono immigrati che provengono dal sud del mondo.
Ci sarebbe, in un Paese con coscienza, di che indignarsi di fronte ad una realtà tanto distorta e tanto manipolata. Una realtà sempre più soggettiva, ma di una soggettività prona ai bassi istinti, a quelli che nascono nel basso ventre e che se trovano chi li legittima sono sempre pronti ad esplodere come sono esplosi gli insulti sessisti e volgari che tutti abbiamo potuto sentire dalle registrazioni gridati da quattro cialtroni che alle 3 di notte non hanno nulla da fare se non presentarsi al porto di Lampedusa e sfogare le loro volgarità e il poco cervello rimasto contro una donna.
Il peso delle parole, le parole usate come pietra sono pericolose in generale, ma lo sono di più in politica. Lo sono se chi le usa ha un incarico pubblico, lo sono di più se in molti poi si sentono legittimati ad emulare, lo sono ancora di più se poi si sentono legittimati ad essere conseguenziali con quello che dicono.
Forse questo è il modo più consono e facile di vincere le elezioni oggi. È il modo più breve per i c.d sovranisti per arrivare prima al potere.
Francamente io penso che sia sempre meglio essere dei dinosauri della politica, dei vecchi che frugano nella bisaccia ritrovandovi Dante o Manzoni che cadere nelle scorciatoie della comunicazione e del cinismo, arnesi pericolosi, ma soprattutto arnesi.
Chissà, forse un giorno, si potrà ritornare a parlare a questo Paese della moralità anche dei mezzi e non solo dei fini. Speriamo che però, se questo avverrà, non sia troppo tardi o frutto di un qualcosa che ci ha messo sottosopra le coscienze.

Roberto Molinari
Direzione P.le PD
Varese






Materiale: