Come nascondere i problemi in politica

"La Prealpina" del 12 luglio 2019

Roberto Molinari ( 12 luglio 2019 )

Mio contributo apparso quest'oggi sul nostro quotidiano locale e dedicato alla manipolazione in politica

Come nascondere i problemi in politica

In politica esistono diversi modi per nascondere i problemi. E' la prima cosa che fanno i consulenti della comunicazione quando sono assunti negli staff a sostegno di questo o quell'altro partito o di questo o quell'altro candidato.
Se sei al governo e non riesci a dare attuazione alle tue promesse elettorali, sposta l'attenzione su di un tema che tocca la pancia della gente. O meglio. Induci i tuoi elettori o quelli potenziali ed incerti che esiste un problema, anzi che si è difronte ad una minaccia e fai in modo che da potenziale essa diventi reale. Non importa che questa sia vera, importante è che sia percepita come tale.
Qualcuno potrebbe anche giustamente eccepire che questo non è propriamente una novità per l'umanità. In effetti di falsi sillogismi la politica né è piena, ma anche le vicende dei popoli.
Come si può dunque immaginare la storia, la nostra storia è piena di esempi dove tutto è utile ad identificare dei nemici da dare in pasto alle folle o all'opinione pubblica.
In passato si finiva bruciati sul rogo o linciati, oggi, in maniera più cinica sei esposto al ludibrio che fa di te un reietto o un reprobo da allontanare, a secondo dei luoghi che frequenti o dei ruoli che hai.
L'attuale guerra mediatica nei confronti delle ONG da parte del Ministro Salvini rientra a pieno titolo nella casistica dei falsi sillogismi ed è una pura operazione di marketing elettorale.
L'Italia è un Paese con grossi problemi. Alcuni atavici, altri derivanti da nodi non sciolti in passato da nessun governo ed altri ancora aggravati dall'attuale classe politica con un alto tasso di dilettantismo.
L'occupazione stenta, gli investimenti stranieri fuggono, l'apparato burocratico è più un freno che una soluzione, il debito pubblico non accenna a diminuire nonostante i continui tagli, la sanità e il welfare stanno arrivando al collasso in molte parti del Paese. Questi sono solo alcuni dei problemi che ci circondano eppure, eppure, grazie ad una efficiente campagna pubblicitaria il problema del Paese sembra essere fare la guerra alle ONG che si occupano di recuperare in mare gli immigrati.
Il paradosso di questi giorni è poi evidente. Degli immigrati sbarcati più o meno clandestinamente sulle nostre coste solo uno su dieci è arrivato con una nave di una ONG, tutti gli altri, tutti quelli di cui nessuno dei mass media nazionali sembra occuparsi, sono arrivati per i fatti loro. Dai social alla Rai sovranista nei giorni scorsi tutta l'informazione era puntata sulla capitana Carola Rackete e sui 42 immigrati, ma a Lampedusa erano già arrivate centinaia di persone, così come in altre parte d'Italia, senza che nessuno accendesse l'uguale clamore mediatico. Dunque la guerra verso le ONG è la “guerra” del Ministro che le usa come spauracchio, come obiettivo politico per sostenere tesi improprie e di scarsa validità giuridica, per alzare il conflitto con la Magistratura e per mostrare i muscoli contro l'Europa e contro chi è contrario alla sua linea politica, Chiesa, volontariato cattolico e non, opinione pubblica non sovranista, amministrazioni impegnate in politiche di integrazione e tutti quelli che credono che il tema immigrazione non sia possibile affrontarlo solo dal punto di vista dell'ordine pubblico, ma sia, viceversa, un tema complesso e che va risolto con il concerto di più politiche e di più soggetti, Europa e paesi d'origine dell'immigrazione compresi.
Il Ministro Salvini è in “guerra”. Lo è non per difendere i confini nazionali, cosa che francamente non spetta a lui, ma a chi presiede il ministero della difesa. E' in guerra perchè questo gli porta voti, perchè solletica la pancia delle persone e perchè dare un nemico all'o.p è la cosa più semplice per un politico che si pone l'obiettivo del consenso per l'oggi e non la soluzione dei problemi per il domani. Ma esiste un ma. Così facendo si apre anche una guerra che porta alla demolizione e demonizzazione di tutto ciò che c'è nel nostro Paese e che si occupa di immigrati. Il suo obiettivo mediatico è parlare alla pancia della gente, esporre il “nemico” al pubblico ludibrio, in questo caso le ONG, ma così facendo si demolisce anche il terzo settore e tutto quello che ci sta dentro o di fianco. Si demolisce anche la cultura solidaristica del nostro Paese, si gettano le basi per una campagna d'odio e di intolleranza e si minano le basi della coesione sociale.
Francamente c'è da riflettere sul futuro di un Paese se gli sforzi maggiori della sua classe dirigente non sono indirizzati a risolvere i problemi, ma a demolire le strutture solidaristiche, la cultura dell'attenzione agli ultimi, il terzo settore e tutti quelli che sono impegnati nei fronti lasciati scoperti proprio dallo Stato e tanto più se questa, al di là delle parole, ha un unico obiettivo, guardare al consenso di oggi e non al meglio per il domani.

Roberto Molinari
Direzione P.le PD
Varese

Materiale: