Una proposta di agenda sociale per il nuovo esecutivo

"La Prealpina" del 13 settembre 2019

Roberto Molinari ( 13 settembre 2019 )

A fronte del nuovo Governo giallo/rosso, un mio personalissimo contributo pubblicato dal nostro quotidiano

Una proposta di agenda sociale per il nuovo esecutivo

In politica non bisogna obbligatoriamente provare entusiasmo, né al contrario deprimersi. Francamente e sinceramente non mi esalta, al momento attuale, questa nuova alleanza di governo giallo/rossa (o, come direbbe saggiamente qualcuno giallo/rosa).
Al di là dall'aver ottenuto la defenestrazione del Truce Salvini, più per demeriti suoi, rimangono in me le perplessità circa la tenuta dei 5stelle e la loro capacità di uscire dalla dimensione infantile della politica rispetto ad una prospettiva, consapevole, di avviarsi verso un assetto anche di leadership matura e in grado di confrontarsi col difficile esercizio del governare.
La politica si evolve in maniera costante e continua e quindi, senza dimenticare i mesi passati, occorre vedere i cambiamenti come un quadro che si modifica, che produce novità e valutare come questi sono e se sono positivi per il Paese, così come se gli attori si dimostrano all'altezza di quanto sono chiamati ad interpretare.
Ciò premesso mi sentirei, dal mio punto di vista privilegiato, di sottolineare alcuni desiderata di una mia personalissima agenda sociale che mi piacerebbe vedere promossa dal nuovo esecutivo proprio in ragione di quell'ottimismo della volontà di gramsciana memoria che forse più s'addice al debutto del Conte due tenendo in grave evidenza che occorre certamente un Governo che governi, ma anche che non si preoccupi solo di proporre un cambio di leggi. Ecco, allora, in modo non esaustivo alcuni punti.
Anziani cronici non autosufficienti. Occorre sostenere e riconoscere una volta per tutte il grande e misconosciuto valore dei caregiver e costruire un nuovo impianto capace di unificare, ma anche di semplificare le diverse misure oggi presenti ( comunali, regionali, nazionali ). Sostenere concretamente le responsabilità familiari che oggi coprono le carenze del nostro welfare e l'assenza di servizi è un segno di giustizia sociale e di equità che non può più essere rinviato.
Minori. Occorre un piano nazionale di contrasto alla povertà educativa e un rilancio di programmi educativi territoriali a bassa soglia e di prevenzione. Da troppo tempo viviamo una emergenza che si aggrava sempre più per assenza di sostegno a progetti di prevenzione.
Disabilità. Debbono essere garantite le risorse per diffondere e ampliare progressivamente gli interventi domiciliari, diurni e residenziali a integrazione delle risorse familiari oltre che di quelle dei comuni (che sono sempre più in difficoltà) e delle regioni. Anche un piano a sostegno del trasporto speciale delle persone nella quotidianità sarebbe sufficiente a rendere più compatibile i disagi.
Invalidità. Occorre semplificare l'intero impianto degli interventi risarcitori ed assistenziali a favore delle persone invalide e con disabilità compreso anche un aumento degli assegni.
Contrasto alla povertà. Si deve aprire una fase nuova capace di migliorare il sistema del reddito di cittadinanza e renderlo compatibile con la sua finalità evitando il deteriorarsi dello stesso in comportamenti opportunistici e assistenziali.
Assegno unico per i figli. L'inverno demografico si sfida con misure concrete e non con la demagogia dunque occorre investire risorse su di uno strumento semplice e continuativo rispetto all'oggi. Utile potrebbe essere la creazione di una dote da spendersi in servizi a sostegno dell'infanzia e dell'adolescenza vera.
Immigrazione. Partendo ovviamente dalla lotta contro i trafficanti di essere umani servono e non sono più rimandabili la definizione di flussi programmati, corridoi umanitari e permessi di soggiorno per la ricerca di lavoro anche attraverso la forma dello sponsor, accordi di redistribuzione tra i Paesi europei e investimenti sui programmi di rimpatrio assistiti. Occorre, inoltre, ritornare al sistema Spar (recentemente abolito da Salvini) e all'accoglienza diffusa compiuta anche da enti del terzo settore nonché all'abolizione di tutte le strutture medie e grandi. Non ultimo la ripresa di stanziamenti seri da investire sul tema della cooperazione internazionale.
Terzo settore. Occorre completare la riforma.
Servizi Sociali dei Comuni. Vanno potenziati mettendo a loro disposizione risorse economiche aggiuntive ed umane premiando chi costruisce reti e riproduce buone pratiche soprattutto rispetto alla promozione di percorsi di integrazione pubblico/privato e terzo settore capaci di aggiornare e favorire una nuova offerta di servizi mantenendo alta la qualità degli stessi. Ad oggi i Servizi Sociali sono la prima trincea dello Stato nei confronti dei tanti che sono in difficoltà. Se non si investe seriamente su chi è lontano dal Centro amministrativo (lo Stato) si rischia di depauperare l'intero sistema di coesione sociale.
Senza sognare né aumentare la lista della spesa, io credo che la sensibilità sociale di 5stelle e PD possa almeno su di una agenda sociale trovare una unità di intenti capace di dare una risposta concreta ad una serie di bisogni fin qui solo lambiti dagli ultimi governi, ma che ora, anche in ragione della necessità, appunto di dare una dimostrazione di governo reale e concreto, possano finalmente trovare una soluzione.

Roberto Molinari
Assessore ai Servizi Sociali
Comune di Varese

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