"Cambiamento"

"La Prealpina" dell' 8 marzo 2020

Roberto Molinari ( 08 marzo 2020 )

Mia riflessione in epoca di coronavirus

Cambiamento

Siamo entrati da qualche giorno nella seconda settimana di questa nostra quasi “quarantena”.
Molti accadimenti li abbiamo visti in questi giorni e, sicuramente, altri, molti altri li vedremo nei prossimi.
Abbiamo visto l'assalto ai supermercati e abbiamo visto la chiusura delle nostre scuole.
Diciamoci anche la verità. Non tutto di quello che abbiamo visto, prescrizioni comprese e limitazioni dettateci dallo Stato e dalla Regione ci sono sembrate logiche e corrette e, tuttavia, con buona pace di chi ha affermato che gli italiani sono impossibili da governare, stiamo vedendo che, con spirito di sacrificio non comune, tutti stanno accettando la situazione e stanno facendo del loro meglio per renderla il più possibile sopportabile.
Anche qui a Varese lo spirito è lo stesso. Basta girare un po' tra i negozianti, tra gli esercenti più colpiti dalle limitazioni, o mettersi in coda magari alla posta per percepire tutto questo, ma, soprattutto, basta ascoltare le famiglie, quelle messe più in crisi dalla chiusura delle scuole o dalla presenza di disabili e anziani per rendersi conto di quanto spirito di sacrifico e di quanta pazienza stia emergendo tra i nostri concittadini. Dal mio osservatorio privilegiato di Assessore ai Servizi Sociali posso dire di conoscere questa difficoltà e posso dire che, con i miei uffici e con la collaborazione di tutto il personale, grande è lo sforzo compiuto per diminuire l'impatto e gestire le difficoltà e questo avviene anche in queste ore con la collaborazione di molti, dipendenti comunali, associazioni, cooperative, terzo settore e le famiglie stesse.
Sarebbe facile e magari un tantino riduttivo ricorrere alla storia e alla letteratura per spiegare quello che stiamo vivendo e il modo in cui si è abituati a reagire a qualcosa che non capiamo e non conosciamo. Si pensi a quello che scrisse il nostro gran Lombardo, il Manzoni, sulla peste del 600 o si pensi ai più recenti, ma non per questo meno problematici Albert Camus con la sua “Peste” o Josè Saramago con “Cecità”.
In questo frangente, tuttavia, io penso occorra fare uno sforzo di riflessione in più e avere il coraggio, già fin da ora, di buttare il cuore oltre l'ostacolo e di pensare al domani. Non è solo il tema “l'Italia non si ferma”, come si sta, giustamente e io condivido, proponendo in questi giorni. No, io penso che quello che sta accadendo in questi giorni non scomparirà in poco tempo. Io penso che dovremo convivere molto con questa esperienza e penso che questa emergenza spiazzi il nostro modello di vita, ma penso anche che, proprio per questa ragione, si possa arrivare a ripensare anche molte delle nostre priorità e si possa ripartire facendo proprio ora in questi momenti che sembrano così drammatici il pieno di idee e di proposte per il nostro futuro.
Io penso che noi dovremo abituarci ad incontrare sempre più situazioni imprevedibili e di non facile comprensione, ma proprio perchè questo avviene possiamo mettere in discussione il nostro stile di vita e modificarlo. Possiamo modificare le nostre certezze e le nostre abitudini. Dobbiamo e possiamo pensare a che la nostra sanità dovrà essere ripensata per rispondere ancora e meglio a ciò che non conosciamo.

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