Sapremo cambiare

"La Finestra" n. 7 aprile 2020

Roberto Molinari ( 17 aprile 2020 )

Mi piace mettere in luce questo nostro foglio di collegamento, "La Finestra". Frutto del lavoro del segretario cittadino Luca Carignola è al n. 7, prima su carta ed ora, in periodo di coronavirus, in formato telematico rintracciabile sulla pagina fb del PD di Varese. Ecco il mio contributo.

Sapremo cambiare

Questa situazione di emergenza globale ci imporrà una serie di cambiamenti che oggi possiamo solo intravvedere.
E, il paradosso è che, i cambiamenti, alla faccia dei sovranisti, riguarderanno tutti gli aspetti della nostra vita e saranno su scala mondiale aumentando, proprio come uno scherzo del destino, le interconnessioni tra tutte le società e tutti i Paesi.
Per anni abbiamo assistito a due retoriche. La retorica neoliberista che ha esaltato acriticamente la globalizzazione come arma vincente capace di portare progressivamente benessere economico a prescindere da democrazia, diritti e diseguaglianze.
E l'altra retorica, quella degli eterni contestatori un tantino ancorati ai miti internazionalisti del passato che, in ragione di una critica ai fenomeni degenerati della globalizzazione, pensavano e pensano che la soluzione sia il suo abbandono, il ritorno agli Stati nazione, il protezionismo e l'economia centralizzata e sovvenzionata.
Ovviamente, come sempre succede, si assiste tra i critici all'incontro quasi ossimoro di due opposte visioni del mondo, quella dei sovranisti da destra e quella della vecchia sinistra nostalgica dei miti perenni della rivoluzione sia essa d'ottobre, cinese, cubana, sessantottina, o terzomondista.
Accantonando per ora tutto questo e rinviando ad altro momento mi piace riflettere su quello che più da vicino forse forse sarebbe opportuno cominciare a disegnare o magari solo a indicare come temi su cui la politica di casa nostra e quindi noi del Partito Democratico saremo chiamati ad elaborare per darci dei nuovi paradigmi di riferimento.
Per brevità ne indico tre. La forma del nostro Stato, la salute come bene pubblico e non solo individuale, il sistema capitalistico.
Non pretendo in questo breve spazio di poter indicare soluzioni definitive o disegnare scenari risolutivi. Mi limito ad introdurre semplicemente degli argomenti che spero anche altri possano condividere e suscitare dibattito e riflessione.
La pandemia ha, al di là dei suoi effetti sanitari, fatto emergere il limite del nostro regionalismo e della nostra organizzazione statuale a fronte di fenomeni emergenziali e imprevedibili. In questo senso i conflitti che si sono aperti tra regioni e Stato centrale sono emblematici del caos del titolo V e dell'assenza di una clausola di supremazia in Costituzione. Ma non solo. Alla rincorsa dei temi in salsa padana si è perso di vista la nostra migliore tradizione regionalista, ma anche la capacità di vedere come un Paese come il nostro non può riformarsi senza la possibilità di investire sui Comuni, vera presenza sul territorio dello Stato.
Dunque, certamente noi oggi più che mai, abbiamo bisogno di riprendere la riflessione sulla riforma dello Stato, su quelli che devono essere i suoi organi e la sua capacità di decentrare potere decisionale senza per questo produrre un cortocircuito e continui conflitti tra chi vuole avere potere e chi non lo vuole concedere. E lo scrive un regionalista convinto.
Secondo aspetto importante. Il tema della salute come bene pubblico. L'attuale situazione ha determinato una presa di coscienza collettiva di quanto siamo fragili come esseri umani e di quanti limiti si abbiano oggi nella nostra organizzazione sanitaria compresa quella che si presupponeva e si pensava essere l'eccellenza lombarda.
Ci sarà sicuramente il tempo per valutare le mancanze e le incapacità, ci sarà il momento per capire e trarre le conseguenze del perchè in Lombardia abbiamo un tasso di mortalità di questa portata rispetto ad altre regioni, penso al Veneto e all'Emilia Romagna. E ci sarà la necessità di far emergere anche le responsabilità politiche.
Io penso che da questa situazione sicuramente il tema che emergerà sarà quello della salute come bene pubblico da tutelare e da tutelare in ragione di nuovi investimenti e di una nuova organizzazione capace di rispondere in maniera diversa sia alla necessità di percorsi socio sanitari, sia alla necessità di saper rispondere a emergenze che non possono essere affrontate con mille rivoli decisionali.
Ho trovato, tuttavia sopra le righe e francamente un tantino in anticipo rispetto ad un dibattito che, invece, deve ancora esserci, l'uscita dei vertici del PD nazionali che hanno a gran voce, fin da oggi, richiesto il ritorno di tutte le competenze sanitarie, ora in capo alle Regioni, allo Stato centrale. Io penso che oggi certamente occorra pensare ad un ruolo dello Stato diverso anche in materia sanitaria, ma il tema non può essere affrontato sulla base di una emozione e sotto la spinta di opinioni influenzate dall'emergenza. Occorre aprire un dibattito approfondito ed un dibattito che va al di là del tema pubblico e privato, così come deve andare a ridisegnare in maniera organica il rapporto con tutte gli aspetti del sanitario, dalla programmazione fallita del numero di medici e specialisti, oltre che del personale infermieristico, dal numero di posti letto e costi standard, così come al ruolo della medicina di base e di territorio vera sfida nei percorsi di assistenza e di prevenzione. E attenzione che l'uniformismo porta al ribasso e non al rialzo della qualità pubblica.
Terzo paradigma, il sistema capitalistico. Ha scritto recentemente l'economista Marianna Mazzucato “ ...ora abbiamo l'opportunità di usare questa crisi come modo per capire come fare capitalismo in modo diverso. Bisogna ripensare lo scopo dei governi: invece di limitarsi a correggere i fallimenti del mercato quando emergono, dovrebbero cominciare a impegnarsi attivamente per plasmare e creare mercati capaci di produrre una crescita sostenibile e inclusiva”. Il fatto di ripensare a come governare i processi capitalistici della nostra economia non è un piano inclinato che riguarda solo il nostro Paese, ma è un percorso di senso che spingerà tutti i paesi a ripensare il proprio modo di approcciarsi al mercato dopo questa pandemia, così come le priorità da dare allo sviluppo. Dall'Europa alla patria del capitalismo liberista, gli Stati Uniti, il tema sarà come portare nuova sicurezza, nuove certezze ai cittadini che si sentono impauriti, privi di tutele e fragili di fronte alle incognite che sempre più la società del rischio ci mette di fronte. Dunque si deve riflettere sulle basi dei nostri sistemi produttivi ed economici, ma anche sul ruolo dello Stato e di quale grado di intervento è possibile per dare quelle risposte di sicurezza che il cittadino chiede, pena, nel caso di mancate risposte, della perdita della nostra coesione sociale e l'apertura di conflitti che avevamo dimenticato e pensato di aver ridotto ai minimi termini con l'invenzione del welfare.
Ecco a me, pur nella brevità di questo scritto, a me paiono questi come temi iniziali per riscrivere una nuova agenda politica da parte del PD.
Io penso che ci siano dei segnali precisi che in questo momento dobbiamo cogliere. Si pensi solo al fatto di come cambia la percezione della sicurezza. Fino a qualche mese fase il Truce Salvini era riuscito a imporre agli italiani il tema immigrazione come il tema centrale della sicurezza. Oggi questo è totalmente scomparso rispetto al grande quesito di come sarà il nostro futuro e di come potremo affrontarlo dopo l'emergenza.
Dunque, anche noi del PD, dobbiamo ritornare a riflettere su cosa vogliamo proporre ai nostri concittadini e agli italiani. Quale agenda poter costruire e quale nuova grammatica politica evidenziare. Che idee abbiamo, che pensiero possiamo elaborare per sottoporre a tutti una idea diversa di Stato, di società, di sviluppo, di giustizia sociale e di libertà consapevole.
Sono tutti temi che devono essere affrontati, che devono essere al centro del dibattito politico e devono segnare anche che il tempo dei messaggi in 140 caratteri, dei talk show urlati, dei politici che sono solo violenza verbale sono finiti. Si deve aprire una nuova stagione politica, una stagione di ricostruzione del pensiero e nelle soluzioni. Il PD può giocare questa partita e la può giocare su tutti i livelli. E, dopo tutto, questa non è l'essenza dell'essere riformisti?

Roberto Molinari







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