In morte di un amico

"La Finestra" n. 8 maggio giugno 2020

Roberto Molinari ( 10 giugno 2020 )

La Finestra è il giornale del PD della città di Varese. Ho voluto dedicare questo mio contributo all'amico Maniglio Botti recentemente scormpaso. Ciao Maniglio.

In morte di un amico

Qualche settimana fa è scomparso Maniglio Botti. Per chi non lo ha conosciuto posso scrivere che Maniglio è stato per una vita in Prealpina, anzi ha iniziato in Prealpina il suo lavoro e lì ci è rimasto sino alla pensione.
Basterebbe questo, in un'epoca dove non esiste più la fedeltà alla propria azienda o al proprio giornale, come in questo caso, basterebbe questo per sottolineare di che pasta era fatto Maniglio.
Ho conosciuto Maniglio più di trentanni fa e siamo divenuti subito amici. Lui già affermata penna da anni del nostro storico quotidiano, viaggiava tra le pagine del giornale con una conoscenza della storia, dei fatti e delle persone su tutta la provincia da far invidia a chiunque.
L'ho conosciuto e lo ricordo come fosse ieri al momento della mia prima intervista alla Prealpina.
Ero stato nominato da pochi giorni, parliamo della mia preistoria politica, delegato provinciale dei giovani della DC di Varese ( MGDC). Allora, a differenza di questi nostri turbolenti tempi, i movimenti giovanili dei partiti avevano l'attenzione della stampa, piccola e grande, perché erano espressione di una futura classe dirigente e dei fenomeni tellurici sotterranei che si muovevano nella geografia partitica, soprattutto, nella DC e nel PCI.
Ci trovammo nel quartiere che lo aveva visto crescere e dove ha abitato con la sua bella famiglia fino agli ultimi giorni, a Masnago e ci trovammo in quello che era uno dei luoghi di socializzazione del nostro piccolo mondo, il Circolo sede della Società di Mutuo Soccorso.
Fu subito simpatia reciproca. Maniglio era un uomo schietto, sincero, affabile. Di grande cultura. Appassionato di storia, ma capace di essere anche un brillante conoscitore della canzonetta italiana.
Ricordo ancora, in una delle nostre lunghe chiacchierate in zona oratorio dove spesse volte ci si vedeva in occasione del Palio delle Contrade, il raccontarmi i suoi tempi del liceo classico quando diceva, ricordando quel clima, in modo bonario come era nel suo stile, “mi consideravano un pirla perché non alzavo il pugno e non mi interessavo di politica, ma di canzonette italiane e di Sanremo” e giù la sua risata simpaticissima e autoironica. Così come mi ricordo delle sue riflessioni su quanti, in quegli anni anche drammatici, aveva visto dichiararsi pronti a uccidere per la propria idea e di come giudicasse questa follia frutto dei pozzi avvelenati da cattivi maestri che anche dalle nostre parti veleggiavano con la fama di maitre à penser.
Ma ricordo anche il suo amore per la storia e la storia del nostro borgo. Quante notizie apprese da lui e quanta passione capace di tradursi sia in racconto orale, sia in scritti magistrali e godibilissimi tanto che conservo ancora un suo bellissimo scritto dedicato al nostro quartiere, alle sue origini e al suo sviluppo.
Così come conservo ancora il suo libro scritto con Massimo Lodi dedicato a Giovanni Bagaini il fondatore della Prealpina che gli feci presentare in una serata piacevolissima nella nostra parrocchia di Masnago coadiuvato da un giovane Gianfranco Giuliani.
Maniglio era un uomo d'altri tempi, un liberale risorgimentale, innamorato del nostro Paese, dei suoi vizi e delle sue virtù. Abbastanza scettico sul carattere dei suoi simili per non prendere troppo sul serio i torti che vedeva, ma anche con un alto senso morale capace di farlo indignare di fronte a quegli stessi torti che vedeva. Maniglio era capace di parlare con tutti. Era capace di ascoltare le ragioni di tutti. Lui ha frequentato le stanze della Provincia, ha visto Presidenti e politici di primo piano. Li ha conosciuti da vicino, ma non è mai stato un servo del potere quando altri suoi colleghi, magari ben più portati sul palmo della mano da parte dell'opinione pubblica, lo sono stati.
Maniglio è stato per tutta la sua vita davvero un uomo libero. Faceva il più bel mestiere del mondo, mi raccontava, quello che sempre aveva desiderato fare e lo ha fatto con grande libertà e dignità.
Maniglio amava Rimini e d'estate ci andava per dei mesi, soprattutto con la pensione, ma amava egualmente Varese e Masnago, il nostro borgo dove era cresciuto in quel del Cantoreggio, storico luogo popolare e di ceti immigrati nell'Italia del boom economico.
Era un uomo di grandi valori. Uno che si era fatto con le sue forze e che aveva in gran conto la forza della cultura di cui era innamorato, profondamente innamorato della cultura come espressione ed arma dei poveri per affrancarsi.
Maniglio era tutto questo e molto altro. Mi mancherai Maniglio ora che il tuo cuore “ballerino” ti ha tradito. Ciao Maniglio ovunque tu sia.

Roberto Molinari

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