Molta confusione sotto il cielo

www.rmfonline.it del 10 luglio 2020

Roberto Molinari ( 10 luglio 2020 )

Questo mio pezzo pubblicato sul settimanale oonline ha destato un certo scalpore. Ovviamente le reprimende ricevute a mezzo stampa in parte sono dovute al fatto che il contributo non è stato letto, in parte dal fatto che si è voluto, artatamente, strumentalizzare parole non scritte e non dette, solo al fine di costruire una posizione politica che, tuttavia, non ha ragione d'essere.

Molta confusione sotto il cielo

Alcuni eventi riguardanti il centrodestra varesino, nel momento in cui scrivo, portano a fare una serie di riflessioni.
Ovviamente, trattandosi di fatti in evoluzione l'opinione che esprimo è, appunto, parziale e mutevole come mutevole mi appare, in questo momento, qualsiasi pensiero riguardanti il centrodestra varesino.
Due piccole premesse però mi sembrano opportune. La prima. Di che eventi parliamo? Sto pensando alle dimissioni del segretario cittadino di Forza Italia, lo stimabile Roberto Leonardi che segue in ordine temporale al periodo di autosospensione di Roberto Puricelli, altro nome storico del partito di Berlusconi.
E penso alla discussione recentissima nelle stanze della Lega che ha visto il ritiro di Bianchi ed il ballottaggio, se così si può definire, tra il “ vecchio ” Maroni e la “nuova e frizzante” Bison gia sindaco di Gornate Olona.
Seconda piccola premessa. Il centrodestra a Varese per 23 anni a trazione leghista, prima della storica sconfitta del 2016 ad opera di Galimberti, ha sempre avuto un unico mantra. Il candidato sindaco era indicato solo dalla Lega e questo a prescindere dai numeri che gli alleati esprimevano.
La logica che ha governato il centrodestra dal 92 in poi è sempre stata quella di un dominus, la Lega, che imponeva, a fronte di decisioni prese ad Arcore, il candidato sindaco ai “figli di un Dio minore”, gli alleati, trattati non come tali, ma semplicemente come vassalli a cui il “signore feudale” consentiva di essere presenti in Giunta, ma relegandoli a poca cosa nelle decisioni e “pagandoli” con posti, cda, e qualche sprazzo di tutela di interessi e soddisfazione ideologica ammantata da promozione della famiglia. Accanto a questo modus operandi poi si è aggiunto il sistema di potere leghista che in due decenni ha prodotto e alimentato clientele fine a se stesse e al mantenimento dello status di dominio conquistato nella prima repubblica.
Appare del tutto scontato che una tale situazione non poteva durare e che prima o poi avrebbe portato al logoramento dei rapporti nel centrodestra oltre che al desiderio, da parte degli elettori, di cambiare, cosa che è puntualmente avvenuta nel momento in cui il centrosinistra ha potuto contare su di un candidato serio e credibile capace di interpretare la voglia di novità e di un cambio di passo rispetto alla “palude” amministrativa dei due decenni leghisti.
Fatte queste brevi premesse necessarie per costruire la cornice della mia riflessione proverei a dare una lettura politica degli ultimi, in ordine temporale, accadimenti che hanno visto per protagonista il centrodestra varesino.
Innanzitutto la situazione di Forza Italia. Il partito di Berlusconi che a Varese ha toccato percentuali invidiabili in passato sembra ormai lo specchio locale della decadenza fisica e politica del suo leader nazionale. Qui è stato sconquassato dal ciclone delle inchieste e dagli interventi della magistratura milanese, ma gli abbandoni nell'ultimo periodo appaiono veramente il sintomo di un organismo politico al limite dell'estinzione. L'ultimo avvenuto in ordine di tempo, quello del segretario cittadino, l'onesto Leonardi, segna quasi le braccia alzate di fronte ad una situazione ormai insostenibile anche umanamente. Lasciato solo e senza aiuti, con una palese assenza anche di linea politica che segnasse l'indipendenza e la capacità di elaborazione autonoma rispetto alla protervia leghista, anche Leonardi, dopo l'autosospensione di Puricelli, ha dovuto tirare una linea rossa al suo impegno e chiudere con parole durissime la sua esperienza. Dunque, quello che è stato il grande bacino dei moderati non leghisti a Varese sembra ormai essere sull'orlo non di una crisi di nervi, ma di un vero e proprio collasso. Una Forza Italia senza guida autorevole, senza linea politica, incapace di proposte programmatiche che non siano il banale e sempre ripetuto tema dei parcheggi e supina ai diktak leghisti è senza dubbio l'emblema della fine di un epoca legata al decadimento del leader carismatico, ma anche frutto dell'incapacità di rinnovarsi in sede locale rispetto ai soliti routiniers di potere.
Il secondo fatto sufficientemente inquietante è sicuramente le dite negli occhi messi dalla Lega ad uno dei suoi “padri nobili”, quel Bobo Maroni, già ministro, già governatore e attuale consigliere comunale a Varese.
La Lega varesina da due anni circa è commissariata e i suoi uomini storici sembrano sempre più distanti e non tenuti in minima considerazione da chi la comanda o ne tira le file da dietro le quinte. Nessuno di quelli che siedono in consiglio comunale è stato preso in esame come possibile candidato a sindaco. Né Pinti, né Piatti e neanche Binelli sono mai stati presi in considerazione per quel ruolo. Anzi, a Binelli che sul quotidiano cartaceo locale aveva reso disponibilità a svolgere il compito di commissario è stato preferito uno semisconosciuto che già sembra ripercorrere i passi del suo precedessore aggiungendo banalità a banalità frutto della scarsa conoscenza dei fatti oltre che della città.
Ma veniamo alle dita negli occhi a Maroni. Da un lato si è spinto l'ex governatore lombardo a dare disponibilità a candidarsi, ma poi, al momento della scelta, lo hanno umiliato con una surreale discussione votazione sul se preferire “l'usato garantito” o “il nuovo frizzante” manco fossimo di fronte ad una asta paesana e il Bobo nazionale ha dovuto subire anche l'umiliazione di leggere dai giornali il prevalere de “il nuovo frizzante” nel nome della semisconosciuta, sempre più una costante in casa leghista, Bison.
Se ci aggiungiamo che comunque quella degli iscritti leghisti è solo una opinione perché poi decide il capo supremo Salvini, bé, francamente, l'umiliazione dei militanti della storica sede segue di poco oltre quella dell'ex governatore lombardo, ma segna anche l'insignificanza di quella che era la fonte ancestrale del leghismo autoctono.
A completare un siffatto quadro, ovviamente in evoluzione per le ragioni di cui scrivevo in introduzione, c'è l'evidenza che gli alleati di corollario al potere leghista e cioè Varese Ideale, Fratelli d'Italia e magari anche i resti della lista Orrigoni risultano tutti spiazzati e messi all'angolo dalla protervia padana che gonfia i muscoli, ma che sicuramente è fortemente indebolita da quasi cinque anni di buon governo del centrosinistra e del sindaco Galimberti.
Ed eccoci dunque alle ultime pennellate sul sintetico quadro politico cittadino. Attenti osservatori di cose politiche si sono accorti da tempo che il sistema di potere leghista è andato a ridimensionarsi enormemente in questi anni. E' accaduto perché non ha più avuto in mano le leve del potere. E' andato a diminuire perché a quel sistema logoro e improduttivo si è anteposto un modello di amministrazione capace di smuovere le acque paludose in cui la Lega aveva fatto affondare il Capoluogo e perché, tema da non sottovalutare, il Sindaco, la Giunta e le forze politiche e civiche del centrosinistra hanno dato buona prova di governo locale rifuggendo i litigi e le rivendicazioni che avevano caratterizzato le gestioni del centrodestra.
Non solo. Il PD si presenta sempre più grazie anche al leader naturale che è il Sindaco come una forza tranquilla, attenta agli interessi, ma non supina a questi. Una forza che sa muoversi per far si che la città riprenda una sua dimensione in grado di portare ricchezza e benessere e quindi accumulo, ma anche attenta a processi di redistribuzione necessari per mantenere la pace e la coesione sociale. Una forza capace di includere e non escludere tant'è che malgrado i numeri lo consentano, con lungimiranza, non ha mai esercitato la logica del “cencelli” rivendicando posti, ma anzi, limitando la presenza in giunta proprio per permettere anche alle forze minori di essere rappresentate al di la del loro peso specifico e questo sapendo anche dire dei no a chi, nel partito, puntava ad una propria rivendicazione personale e ad un quasi monocolore.
Dunque, con un siffatto quadro sorge spontanea una domanda: può questo centrodestra così in stato confusionale essere una alternativa all'attuale governo di centrosinistra della città? Il centrosinistra aperto di Galimberti può essere polo attrattivo per gli elettori moderati, orfani e non salviniani della città a fronte di una buona prova di amministrazione messa fin qui in campo? E il gran corpaccione dei ceti medi popolari varesini che tutto sono tranne che attirati dall'estremismo possono avere fiducia in una compagine cartello elettorale di centrodestra con una Lega che non sa discutere con i suoi alleati perché non lo ha mai fatto? Io penso che la forza tranquilla di Galimberti, del PD e del centrosinistra con l'apporto di tante persone provenienti dalla società civile possano rappresentare una alternativa ben più solida rispetto ad un passato già una volta sconfitto che non ha saputo rinnovarsi ed anzi ha dato finora una pessima rappresentazione di sé. E penso anche che di questo i varesini ne siano ben consci molto di più degli stessi politici di centrodestra.

Roberto Molinari
Direzione Ple PD Varese





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