Una Serracchiani non fa primavera

"La Stampa" del 26 giugno 2009

Irene Tinagli ( 26 giugno 2009 )

"Si riuniranno domani al Lingotto un folto gruppo di parlamentari e dirigenti locali e nazionali del Pd, «per rilanciare il percorso del Partito democratico che si è perso per strada»...."

Una Serracchiani non fa primavera



Si riuniranno domani al Lingotto un folto gruppo di parlamentari e dirigenti locali e nazionali del Pd, «per rilanciare il percorso del Partito democratico che si è perso per strada». Sono l’anima critica del Pd, che ruota attorno a nomi come Gozi, Civati, Concia, Sofri, Scalfarotto. Qualcuno li chiama «i piombini», perché da Piombino un paio di mesi fa lanciarono la loro sfida al partito, invocando una linea politica più chiara e soprattutto un rinnovamento vero, una effettiva «contendibilità» della dirigenza.

All’epoca si riunirono una cinquantina di persone, inmodoinformale, per buttare giù delle idee e cominciare un percorso.Unbell’incontro - genuino, spontaneo, ricco di contenuti, puntualmente ignorati dai vertici e dalla segreteria del partito. Ma molte cose sono cambiate da allora. Ci sono state le elezioni, con il calo di consensi del Pd, che hanno riaperto malumori e divisioni nel partito. Ma ci sono state anche l’affermazione di Matteo Renzi a Firenze e l’esplosione del fenomeno Serracchiani, che fanno intravedere le potenzialità insite in un partito più giovane e aperto.

Questa situazione pone sulle spalle dei piombini molte responsabilitàmaanche un’importante occasione, perché ilPd è sempre più avviluppato in scontri tra correnti. Le uniche due candidature ufficiali avanzate finora, Franceschini e Bersani, ripropongono nei fatti una vecchia minestra riscaldata. Uno scontro tra un ex Dc e un ex Pci, un veltroniano e un dalemiano, che di certo non accenderà gli animi né tra la base né tra molti dirigenti ormai stufi di reggere il gioco ai soliti compagni di scuola.

Molti si aspettano una candidatura della Serracchiani. D’altronde la base ha trovato in lei un simbolo, un volto fresco e nuovo, una speranza di rilancio, e certamente una sua candidatura porterebbe un po’ di scompiglio nel duello banale e prevedibile tra Franceschini e Bersani. Ma quello che la base forse non capisce è che la Serracchiani sconta gli stessi limiti di tutte le giovani candidature proposte dal Pd sin dalla sua creazione. Tirati su dal nulla e portati alla ribalta sotto l’ala protettrice del segretario, questi giovani non hanno avuto tempo di maturare una propria esperienza, di creare una propria «constituency», e quindi difficilmente avranno la forza e il coraggio necessari per «uccidere il padre» e prendere in mano le redini senza tante moine.

Ed è forse proprio per questo che vengono scelti. Non è un caso se la Serracchiani ha avuto un grande appoggio dal partito, mentre Renzi, giovane ma forte di un’esperienza personale e di un ampio consenso sul territorio, è stato molto osteggiato. I piombini dovranno quindi uscire dal «modello Serracchiani », nonsolo e nontanto perché la Serracchiani non avrà mai il coraggio di correre contro chi l’ha candidata e supportata alle Europee (e che probabilmente la vorrà accanto come vicesegretario), ma perché dovranno imporre un nuovo modo di affermarsi e di fare politica.

Dovranno far emergere idee forti su quelli che avrebbero dovuto essere i temi chiave del Pd: lavoro e precarietà, laicità e diritti civili, giustizia ed equità. E su quelle costruire con pazienza e determinazione unconsenso forte e diffuso.


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