Le riforme, una priorità per ridare fiato al Paese

"Famiglia Cristiana" n. 26 del 28 giugno 2009

Beppe Del Colle ( 28 giugno 2009 )

Editoriale del settimanale cattolico:"Nei giorni scorsi, Benedetto XVI ha invitato i politici a seguire l’esempio di De Gasperi (foto), lo statista di «riconosciuta dirittura morale, basata su una indiscussa fedeltà ai valori umani e cristiani»...."

di Beppe Del Colle


L’ITALIA DOPO IL VOTO, TRA URGENZE ECONOMICHE E QUESTIONE MORALE

LE RIFORME, UNA PRIORITÀ PER RIDARE FIATO AL PAESE

Nei giorni scorsi, Benedetto XVI ha invitato i politici a seguire l’esempio di De Gasperi (foto), lo statista di «riconosciuta dirittura morale, basata su una indiscussa fedeltà ai valori umani e cristiani».


Finita l’ondata elettorale a doppio turno, con l’infelice puntata referendaria, è il momento in cui ci si può permettere un esame di coscienza sull’Italia che c’è e su quella che vorremmo. L’Italia che c’è sembra essere quella denunciata dalla scarsa affluenza alle urne: un Paese deluso, una democrazia indebolita psicologicamente da troppe cadute non solo di stile ma anche di moralità, alle prese con una crisi che difficilmente può essere analizzata partendo da punti di vista opposti, l’ottimismo e il pessimismo.

La Confindustria prevede per il 2009 un calo del 4,9 per cento nel Prodotto interno lordo, del 17,3 per cento nelle esportazioni di beni e di servizi, del 13,1 per cento negli investimenti fissi produttivi, di quasi il 2 per cento nei consumi delle famiglie; mentre aumenterà dell’8,6 per cento la disoccupazione. La presidente Marcegaglia ha detto che «senza riforme il rischio vero è che ci metteremo cinque anni per tornare ai livelli di crescita del 2007» (quando già non erano alti).

Accettando queste percentuali e la diagnosi che ne consegue, possiamo permetterci di discutere su un argomento sulla bocca di tutti, politici di governo o di opposizione, economisti, sindacalisti, giornalisti economici: le riforme necessarie. Si tratta di riforme strutturali, cioè che toccano i fondamenti dell’economia e della società nazionale e riguardano, secondo Confindustria, «liberalizzazioni, burocrazia, giustizia civile, istruzione, rapidità nelle infrastrutture».

Altre due riforme, non citate nell’elenco, riguardano il sistema pensionistico e quello del lavoro. In particolare è quest’ultimo che richiede un minimo di riflessione, visto che l’aumento della disoccupazione toccherà circa un milione di persone, che in prevalenza sono già vittime di una politica del lavoro fondata su una molteplicità di tipi di contratto a termine, stabiliti nell’ultimo decennio: ben 45, come ha calcolato il sociologo Luciano Gallino.

Il quale sa benissimo da che cosa dipende il delicatissimo fenomeno: dalla globalizzazione, che sta creando differenze sempre meno sopportabili fra il mondo occidentale (europeo, in particolare) e il cosiddetto Bric (Brasile, Russia, India, Cina), in cui l’assenza di welfare e i costi del lavoro inferiori ai nostri costituiscono la vera rivoluzione del secolo.

Anche le "liberalizzazioni" (di cui parla la Marcegaglia; Gallino le chiama più concretamente privatizzazioni) devono essere considerate con attenzione, visto quanto incidono sulla strategia di trasformazione dell’economia da produttrice di beni e di servizi per tutti gli abitanti della Terra in «un terreno su cui mietere sempre maggiori rendite e profitti» (Luciano Gallino: Con i soldi degli altri, Einaudi).

Infine, per tornare all’inizio: che Italia è questa di oggi? Benedetto XVI ha ricordato la scorsa settimana Alcide De Gasperi, statista di «riconosciuta dirittura morale, basata su una indiscussa fedeltà ai valori umani e cristiani», come pure la sua «serena coscienza che lo guidò nelle scelte della politica, senza mai servirsi della Chiesa per fini politici».

Non facciamo paragoni offensivi. L’Italia di oggi non è più quella del dopoguerra, impegnata nel ricostruire sé stessa dai disastri della dittatura, partendo dai princìpi cristiani contenuti nel Codice di Camaldoli, profezia dell’economia mista pubblico-privato. Quella del "Piano Fanfani" e del sindaco La Pira, per intenderci. Dove sono adesso gli omologhi?




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